SCHEGGE DVRACRVXIANE

La violenza non ha bisogno del razzismo per essere orrenda

L'America è un paese violento, si sa. Ed è il paese più multietnico del mondo occidentale; forse questo dovrebbe farci riflettere circa la vulgata un po' troppo celestiale del multietnicismo

Helmut Leftbuster
Minneapolis: tafferugli a Los Angeles, ferito un agente

L'America è un paese violento, si sa. Ed è il paese più multietnico del mondo occidentale; forse questo dovrebbe farci riflettere circa la vulgata un po' troppo celestiale del multietnicismo. Le tensioni razziali sono da sempre all'ordine del giorno negli States, e non c'è imposizione legislativa che riesca a calmierarle. Triste, certo, ma terribilmente umano; del resto, esistono mille ragioni in base alle quali chiunque potrebbe non farsi piacere qualcuno: dalle idee politiche alla tinta dei capelli; ma nessuna di queste ragioni potrà mai autorizzare qualcuno a fare violenza su qualcun altro. A questo serve la legge: non a orientare i sentimenti umani secondo canoni ideologici non standardizzabili, ma a punire le azioni violente da qualsiasi parte provengano e qualsiasi pseudo-giustificazione pretendano avere.

Checché ne dicano i multiculturalisti, la coesione demografica basata sulla “similtà” e sulla “prossimità” è sempre stata un imprescindibile fattore di stabilità sociale: se già si litiga fra suocera e nuora, come potrebbe non litigarsi fra suocera islamica e nuora buddista (o viceversa)? Basti pensare alla difficile convivenza fra campanilismi regionali, nuovamente rigurgitanti con la questione degli spostamenti durante il Covid 19, che pure son frutto di differenze relative fra connazionali italiani.

Ora, negli Usa è ancor più un “tutti contro tutti”, poiché nessuna etnia era preesistente alle altre su quel suolo (tranne quella dei Nativi d'America, oramai ridotti al lumicino); e quindi la gestione delle differenze empatiche e culturali fra individui è lasciata al caso, nel bene e nel male.
E dire che le hanno provate tutte: hanno governato presidenti neri e presidenti bianchi, così come multietnica è da sempre la politica statunitense; il cinema ha addirittura le quote etniche (in base alle quali gli attori non vengono scelti perché bravi o adatti ai ruoli storici, ma per obbligo proporzionalistico), e la polizia è multietnica come ogni altro apparato pubblico.

L'equipaggio che ha fermato e condotto alla morte George Floyd era composto da un caucasico e da un asiatico; e quest'ultimo non è certo stato più misericordioso del collega nei riguardi del fermato bloccato sotto al ginocchio di questi; al contrario era tutto intento a ringhiare contro gli avventori sopraggiunti per tentare di fermare quella barbarie. Eppure nessuno lo ha attaccato per la sua co-responsabilità (forse per via dei suoi occhi a mandorla capaci di dargli la solita patente etnica di “buono del film”). Aggiungiamo che il governatore di quel distretto territoriale è un democratico e che il capo della polizia locale è un ispanico. E' dunque plausibile fomentare mediaticamente lo stantio argomento del razzismo, anziché quello molto più plausibile della violenza senz'altro criminale e gratuita d'un singolo in divisa, al netto della dinamica di un'azione di polizia che non è stata comunque mostrata per intero e sulla quale, salvo atteggiarsi a forcaioli di turno, solo la magistratura potrà far luce?

Ciò detto, a proposito di razzismo come ossessione mediatica, vorremmo fare un parallelismo con l'aggressione a Brumotti, anch'essa inoppugnabilmente filmata, ma per la quale nessuno si è strappato i capelli nonostante l'efferatezza del video. Brumotti non è morto, direte voi, e soprattutto i suoi aggressori non erano poliziotti. Anzitutto, se non è morto è solo grazie al suo atletismo, perché chiunque abbia visto le immagini di quei colpi sa perfettamente che, soprattutto inferti a un soggetto posto in equilibrio precario e sotto sforzo, erano colpi potenzialmente letali; e, in quanto tali, motivati da odio. Quanto ai suoi aguzzini, oltre alla condotta violenta, erano delinquenti dichiarati: quindi chi li ha difesi può averlo fatto solo per puro razzismo anti-italiano. Perché se l'odio vale per quel ginocchio sul collo del povero Floyd, deve poter valere in qualsiasi altro caso di scontro fra un bianco e un nero, in assenza di altri moventi plausibili.

E allora, prima di sentenziare su razzismi inesistenti, presupponendo certezze che non si possono avere, scandalizziamoci per l'orrore della brutalità che è possibile verificare a occhio nudo. Ma facciamolo a 360°, per favore. Compresa quella delle centinaia di pestaggi gratuiti (dei quali abbondano video terrificanti e non smozzicati) contro cittadini americani inermi e colpevoli solo di avere la pelle chiara, che dilagano in questi giorni in America e che sono ampiamente avallati come “comprensibili” dalla stampa mainstream e politicamente corretta.

LIBERA LA BESTIA CHE C'È IN TE!

Contribuisci anche tu alla sezione LIVE NEWS, inviandoci un video, una foto o un articolo!

partecipa inviandoci i tuoi:

Ora è ufficiale: c'è George Soros dietro Macron
finanziamenti occulti al candidato presidente

Ora è ufficiale: c'è George Soros dietro Macron

Immigrati, dopo lo sbarco a Noto i poliziotti finiscono in isolamento
Marco Travaglio, il bacio galeotto. Lei non è la moglie...
fa i pistolotti moraleggianti agli altri e poi...

Marco Travaglio, il bacio galeotto. Perché lei non è la moglie...

Ora è ufficiale: c'è George Soros dietro Macron
finanziamenti occulti al candidato presidente

Ora è ufficiale: c'è George Soros dietro Macron

Arabia Saudita: triplica Iva, prosegue l'austerity
il lockdown ha messo in ginocchio il turismo religioso

Arabia Saudita: triplica Iva, prosegue l'austerity

USA, la fidanzata di Donald Trump Jr positiva al coronavirus
Membro della campagna di Trump, è asintomatica e in isolamento

USA, la fidanzata di Donald Trump Jr positiva al coronavirus

Sparatoria in Alabama, muore un bimbo di otto anni
la follia esplode al centro commerciale

Sparatoria in Alabama, muore un bimbo di otto anni


MC S.R.L.
sede legale: viale Vittorio Emanuele II, 23 - 24121 Bergamo
C.f./P.IVA: 04061980167 - R.E.A.: BG-431792
Email: INFO@ILPOPULISTA.IT

direttore: MARCO DOZIO
CONDIRETTORE: alessandro morelli

ILPOPULISTA.IT È UNA TESTATA TELEMATICA REGISTRATA PRESSO IL TRIBUNALE DI MILANO, N. 121 DEL 27/04/2015

per i tuoi annunci: PUBBLICITA@MC-SRL.EU