Cosa riparte in Italia? L'emigrazione

100.000 italiani emigrati lo scorso anno. Non succedeva da 40 anni

Giovani qualificati non trovano lavoro e cercano fortuna all'estero. Lo studio del San Pio V dice che chi resta è "scarsamente valorizzato e poco impiegato", come gli immigrati qualificati

Marco Dozio
 100.000 italiani emigrati lo scorso anno. Non succedeva da 40 anni

Cosa riparte in Italia? L'economia? I posti di lavoro? No, l'emigrazione. Lo scorso anno sono emigrati all’estero oltre 100.000 italiani. Alla ricerca di un lavoro. Numeri che ci riportano indietro di un quarantennio, al 1974, ultimo anno in cui gli espatriati superarono quota 100.000. I dati arrivano da uno studio dell’istituto di Studi Politici “S. Pio V”, “Le migrazioni qualificate in Italia: ricerche, statistiche, prospettive (Edizioni Idos)”, secondo il quale nel 2015 sono rientrati in patria 30.052 connazionali, mentre quelli che hanno tentato la fortuna all’estero sono 102.259. Nel dopoguerra e fino ai primi anni Sessanta, la quota di espatriati si assestava sui 200.000, ma era da oltre 40 che l’Italia non conosceva un’emigrazione così rilevante.

Ma l’Italia non doveva ripartire? E i giovani non avrebbero dovuto trovare nuove opportunità più o meno in linea con i propri studi? Anche questa statistica sbugiarda le favole governative. “'Nei flussi attuali sono coinvolti in prevalenza giovani italiani e in larga misura si tratta di diplomati e laureati'', si legge nello studio, secondo il quale parallelamente aumenta anche il livello di immigrazione qualificata. Il risultato assomiglia a un cortocircuito: se ne vanno italiani qualificati e arrivano stranieri qualificati, ma l’Italia si dimostra in ogni caso incapace di offrire un lavoro adeguato anche a queste persone. ''Scarsamente impiegati e poco valorizzati''. Appunto.

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