strage di dacca

"Non sapevano il Corano". La protesta finisce sui social

Le foto degli italiani massacrati in Bangladesh fanno il giro della rete. Ed intanto le autorità annunciano: "Non erano Isis ma Mujaheddin". Come se cambiasse qualcosa...

Redazione
"Non sapevano il Corano". La protesta finisce sui social

Foto ANSA

Ecco i volti, nella foto in alto, delle 9 vittime italiane della strage di Dacca. Vogliamo ricordarli tutti, coraggiosi imprenditori andati all'estero, probabilmente perché delusi da questo Paese che stronca sul nascere l'iniziativa privata. Da sinistra e dall'alto in basso: Cristian Rossi, Vincenzo D'Allestro, Maria Riboli; Nadia Benedetti, Simona Monti, Marco Tondat; Adele Puglisi, Claudio Cappello, Claudia D'Antona.

Non sapevano il Corano. Per questo sono stati "interrogati" e poi sgozzati dai criminali jihadisti. Il Web insorge per dire basta a questa barbarie. Per scuotere un mondo politico radical-chic pauroso e sonnolento, che non ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità.


Le autorità di Dacca hanno decretato due giorni di lutto nazionale. E nel frattempo si apprende dalla polizia locale che tutti gli assalitori erano bengalesi. Uno di loro è sopravvissuto al blitz ed è stato catturato. L'attacco  è stato rivendicato dallo Stato islamico che poi ha diffuso le fotografie dei componenti del commando. Un gruppo di osservatori di organizzazioni terrorische, Terrorism Monitor, ha identificato queste persone come Abu Omar, Abu Salmah, Abu Rahim, Abu Muslim e Abu Muharib al-Bengali. Ma il ministro dell'Interno Khan ha cercato di minimizzare la portata della straga, spiegando questa mattina che i membri del commando facevano parte di gruppo bangladese e non dell'organizzazione dello Stato islamico. Come se cambiasse qualcosa.


"Erano membri di Jamaeytul Mujahedeen Bangladesh", ha precisato Khan, facendo riferimento a un gruppo jihadista bandito nel Paese da oltre un decennio e cercando in questo modo di ridimensionare il movente religioso, per difendere l'Islam. Secondo il ministro bangladese "non c'è alcun legame con lo stato islamico", nonostante l'Isis abbia rivendicato l'azione, nomi e foto dei foreign fighters alla mano. Il che, quand'anche al limite fosse vero, paradossalmente dimostrerebbe una volta di più come, Califfato o non Califatto, esista un Islam fondamentalista che, al di là delle singole sigle, è pronto a colpire ovunque e chiunque in nome di Dio. Solo i nostri "buonisti" non se ne vogliono rendere conto.


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