L'avanzata delle scimitarre

Giovanni dAustria
L'avanzata delle scimitarre

Hanno colpito gli italiani. Tanti italiani. Sì, hanno colpito tutti noi. E non è finita! Ma il peggio deve venire. Lo hanno detto, lo hanno scritto, lo hanno minacciato. Nell'attacco al ristorante di Dacca, gli avventori sono stati selezionati uno ad uno per accertare che fossero “infedeli”. Il rito di esigere la recita di alcuni versetti del corano si è ripetuta. Chi non conosceva il libro dell'islam è stato seviziato con armi da taglio, smembrato e sgozzato. Fiumi di sangue riferiscono le fonti di polizia del Bangladesh. Non hanno usato armi automatiche ma lame. Dettagli di cui il ministro Gentiloni non ha voluto parlare quando alcuni giornalisti lo hanno intervistato davanti alla Farnesina. Meglio non dire, meglio tacere. Sono cose raccapriccianti si capisce. Se da un lato è comprensibile un po' di riguardo per le vittime e le loro famiglie, dall'altro bisogna evitare di minimizzare e occultare la realtà. I carnefici musulmani hanno operato con freddezza e la crudeltà degni del feroce Saladino. Nulla di diverso. La barbarie è in atto da secoli. I mezzi con cui portare l'islam nel mondo, sono sempre gli stessi: le scimitarre. Nulla di nuovo. Basta leggere la storia dell'islamizzazione dell'Africa e del Mediterraneo. Tutti i terroristi erano e sono musulmani. Dato indiscutibile così come il modus operandi. Hanno selezionato una zona vicina alle ambasciate, un ristorante frequentato da occidentali, e basato la “scelta” delle vittime utilizzando come strumento di valutazione il corano. Chi non ha saputo recitare il loro libro è stato isolato dal gruppo. Sono dati precisi che non possono essere sottovalutati. E' chiaro che non possiamo dire che tutti i musulmani sono terroristi. Ci mancherebbe. Tuttavia la frase ormai abusata che ripete che tutti i terroristi sono musulmani, è sempre reale e attuale. Insindacabile. E questo non è un dettaglio ma un punto di riflessione fondamentale. Lo hanno ribadito anche Magdi Allam e Toni Capuozzo nell'intervento al TGCom24 di sabato 2 luglio. Detto questo, si potrebbe aggiungere dell'altro. Pensieri ancor più tragici e purtroppo realistici. Premetto che fare del terrorismo psicologico è pericoloso e sbagliato, ne convengo, ma guardare in faccia la realtà è un dovere. Se non conosciamo il nostro nemico non potremo mai difenderci. O quantomeno tentare di difenderci. Davanti a noi non c'è un esercito regolare come poteva accadere nel passato. Davanti a noi ci sono gruppi e singoli, sconosciuti e confusi con le masse, addestrati e pronti alla morte. Legati a Raqqa, ma liberi di muoversi e di organizzarsi anche in proprio. Ora chiediamoci come può l'intelligence controllare ogni singolo individuo? Non tutti i jihadisti si espongono con frasi, fotografie e o post sui social network. Non tutti hanno la barba lunga. Molti di loro vivono e lavorano nel silenzio, tramano nell'ombra e non lasciano tracce. Farsi riconoscere sarebbe un suicido anticipato, non il l'immolazione voluta. Il grido di guerra però è stato lanciato a più riprese da diversi esponenti dell'islam. La chiamata a uccidere gli “infedeli” è in atto. Su alcuni siti islamici si trovano nomi, indirizzi di potenziali obiettivi (come riferisce su You Tube, Toni Capuozzo), strategie precise, modalità per costruire rudimentali ordigni e qualsiasi altra informazione necessaria. Ciò fa sì che gli obiettivi cosiddetti sensibili che i nostri esperti individuano, non sono sempre prioritari per i terroristi. Ci sono altri obiettivi per i macellai islamici. Oggi, un qualsiasi terrorista potrebbe raggiungere una qualsiasi località, anche la più insignificante, e là trovare un luogo affollato di persone inermi e impreparate da sgozzare. Non serviranno cinture esplosive né armi da fuoco. Basteranno dei coltelli affilati. Chi potrebbe impedire una carneficina fatta così? Nessuno! A causa delle politiche scellerate di certa parte dirigente siamo giunti al punto da non poter più vivere serenamente. Chiunque venito dall'estero potrebbe essere un lupo solitario. Anche colui, o colei, che fino al giorno prima è stato dirimpettaio di condominio, il ragazzo delle consegne, il simpatico questuante all'angolo della strada. Noi non possiamo penetrare le loro profondità e conoscere i loro piani. Quanti solitari sono innescati e pronti a muoversi? E si badi, non si tratta di pazzi o schegge impazzite, bensì di seguaci preparati, lucidi, consapevoli e pronti alla morte. C'è da avere paura. E questa paura è legittima e concreta. I fatti tragici che continuamente accadono lo dimostrano. La spada può colpire ovunque e chiunque. Di qualsiasi età. Il buon senso, unica arma di cui disponiamo noi vittime, ci dovrebbe obbligare a rivedere tutte le folli politiche europee e nazionali che permettono il transito a chiunque e ovunque. Senza controlli. Una cosa inaccettabile. E chi persiste su queste posizioni si rende complice dell'insicurezza. Sappiamo bene come tra i “profughi”, spesso semplicemente clandestini e non provenienti da zone di guerra, ci posso essere potenziali macellai solitari. E a questa gente noi offriamo un tetto, offriamo da mangiare, diritti, tutela, cure e addirittura trastulli sessuali. Se rifiutano le impronte digitali chiediamo loro scusa. Altri ci prendono per i fondelli dandoci nomi e dati falsi. E chi non vuole stare nel centro di raccolta può uscire dai varchi che sono ovunque perché nessuno controlla. Questa è l'organizzazione che abbiamo costruito. Cosa hanno fatto invece le autorità tunisine dopo la strage del Bardo? Hanno chiuso ottanta moschee ritenute pericolose. Lo ha voluto il premier Habib Essid. Un paese musulmano chiude le moschee. Il nostro Paese che fa? Fa il possibile perché se ne aprano delle altre. Demenza totale! Ignoranza. Scelleratezza. E poi piangiamo. Noi agevoliamo la penetrazione islamica sul territorio, e così cancelliamo la nostra storia e ci chiniamo al dominio straniero. Se gli italiani, o ciò che rimane degli italiani, non reagisce subito e si mobilita per ripristinare quella legalità che non esiste più e quella sicurezza che è stata spazzata via dalla follia dei cosiddetti buonisti, privi di cervello, avremo già firmato la nostra condanna. Noi scherziamo, sproloquiamo, sparliamo, spalanchiamo porte e finestre, togliamo i crocifissi dai luoghi pubblici e via dicendo. Loro ci mettono in ginocchio.

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