minoranza dem annientata

NapoRenzone sulla Luna. Non si dimette e cita Brexit e Isis

E per giustificare il suo doppio ruolo, di Premier e di segretario del PD, dice: "Nel resto d'Europa il capo del primo partito è il presidente del Consiglio"

Alfredo Lissoni
Renzi sulla Luna. Non  si dimette e cita Brexit e Isis

"Dibattito lunare". Con queste due parole Matteo Renzi ha liquidato la querelle di questi giorni sul doppio incarico del segretario-premier e sulle conseguenti dimissioni dalla segreteria pretese dalla minoranza dem dopo il flop alle amministrative. Matteone non se ne va, non molla la poltrona (ma l'aveva sempre lasciato intendere, specie quando diceva che "le Amministrative non andavano lette come un giudizio sul Governo"). Poco gli importa se il PD abbia perso quasi ovunque, se quel tanto sbandierato 40% di voti sia stato appannato dal successo a 5 stelle. Lui non se ne va. Non sperateci.


Gelate anche le attese sui ritocchi all'Italicum e quelle su ipotetici cambi di rotta nella riunione in via Palermo di lunedì 4. Nella resa dei conti in Direzione i dem saranno piuttosto invitati da Renzi "a dare prova di compattezza" (che, decodificato, significa che non devono osare di mettere in dubbio la sua leadership) e a "ripensare ogni evento nel quadro degli eventi drammatici che vanno dalla strage degli italiani a Dacca al post Brexit". Che nulla c'entrano con la sua poltrona, ma che diventano pretesti validi per distogliere l'attenzione, per sviarla dal flop delle comunali; quel Premier sempre pronto a tacciare la minoranza di "sciacallagio" quando punta il dito sull'invasione di clandestini o sull'estremismo islamico ora, analogamente, per evitare di trovarsi da solo sul banco degli imputati, evita di prendersi responsabilità sia delle vittorie (poche) che delle sconfitte ("dolorose" e molte) alle Comunali.


Il voto nelle città "ha coinvolto tutti noi", precisa Renzi. "Il referendum? Io lo farei subito", ha anticipato in una lunga intervista a Sky, "ma la data non dipende da me. Dipende dalla Corte di Cassazione e dai ricorsi successivi". Secca la risposta a chi lo rimprovera di aver personalizzato la campagna referendaria: "Sono pronto a trarre le conseguenze, perché sono un leader e non posso far finta di niente. Ma sono altri che vogliono personalizzare contro di me il referendum come elemento di battaglia politica interna". Una tecnica che non funziona, visto che se ne fotte regolarmente del volere del popolo.


Esclude un rimpasto al governo e quanto al PD "meglio una polemica in meno e una discussione sui contenuti in più; è un dibattito lunare quello sul mio doppio incarico...". Basti guardare all'Europa e alla civilissima Inghilterra, dove "il leader della destra Cameron lascerà perché ha perso il referendum, si farà un congresso, si sceglierà un nuovo leader e questo diventerà primo ministro. Nel resto d'Europa il capo del primo partito è il presidente del Consiglio". Meno male che a Waterloo gli inglesi - gli stessi della Brexit - misero fine al regno di Napoleone in Europa. Che aveva potere di vita e di morte sui suoi sudditi. Fosse mai che...

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