L'allarme del rabbino milanese

Accoglienza e politicamente corretto possono uccidere

Marco Dozio
Accoglienza e politicamente corretto possono uccidere

Foto ANSA

Attenti a chi accogliamo. E ai loro figli che, radicalizzandosi, potrebbero ucciderci. “Salviamo le vite di chi scappa. Ma anche le nostre. E dobbiamo salvare loro dal diventare quelli che ci uccideranno”, spiega in un’intervista a Il Giornale Davide Romano, importante esponente della comunità ebraica milanese, portavoce della sinagoga Beth Shlomo. Parole e concetti chiari, in un’analisi dove il terrorismo islamico non è che la manifestazione più violenta ed estrema di un’incompatibilità complessiva, che riguarda l’accettazione delle basilari libertà occidentali.


“Al di là degli attentati, da anni ci sono problemi di intolleranza da parte delle minoranze islamiche più fanatiche, conseguenza di un’incapacità di governare il fenomeno. In Europa dal 2000 è diventato difficile parlare di Shoah e gli ebrei vengono aggrediti da minoranze fanatiche”. Succede nell’indifferenza generale di un Occidente che ha chiuso gli occhi, per dirla con le parole di Romano. “Bisogna smettere di negare che il problema esista, bisogna chiamare le cose col loro nome. Che l’Isis riceva sostegni da alcuni Paesi islamici è un fatto”.

Per Romano i rischi arrivano appunto da chi ignora o sottovaluta i pericoli e da chi sguazza nella zona grigia dell’omertà e della connivenza, come per certi settori della sinistra e il terrorismo rosso negli anni Settanta. “Chi non vuol vedere rischia di fare esattamente come il Pci che parlava di sedicenti Brigate Rosse. Dobbiamo prosciugare l’area di simpatia per l’estremismo, anzi devono farlo le comunità islamiche. Altrimenti possiamo sconfiggere al-Qaeda e Isis, ma arriverà sempre qualcos’altro”. Sgombrare il campo dal politicamente corretto è il primo passo, anzitutto culturale, per cercare o sperare di fronteggiare il fenomeno: “L’islam radicale è liquido e si infila dove trova spazi vuoti. Carceri, scuole, disagio sociale: si deve monitorare senza timore di violare il politicamente corretto. Imponendo i nostri principi”.

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