Etologia Filosofica

Alla ricerca della soggettività animale

Pubblicato da edizioni Mimesis "Etologia filosofica; alla ricerca della soggettività animale" del filosofo, etologo e zooantropologo Roberto Marchesini

Stefania Genovese
Alla ricerca della soggettività animale

Questo poliedrico studioso, già direttore del Centro studi filosofia postumanista e della Scuola di interazione uomo-animale (SIUA), nonché autore di oltre un centinaio di pubblicazioni nel campo della filosofia e dell’etologia, si confronta con le problematica della dignità animale, dibattendo contro l'antropocentrismo ancor oggi attuale, in un saggio di alto livello epistemologico. Impegnandosi nella etologia filosofica ci induce a riflettere sull'ontologia animale, ossia sulla condizione dell'animalità, come metacomponente che oltrepassa l'appartenenza di specie. Come scrive lui stesso nell'introduzione: "Si tratta di una dimensione esistenziale che accomuna l'essere umano e le altre specie animali in quel dominio che, riprendendo Heidegger, possiamo definire come creazione di mondi".


Ciò comporta che l'animale viene visto come "soggetto" dotato di virtualità funzionali, di strumenti, e non di meri automatismi. La soggettività che riconosciamo nelle altre creature viventi concede loro di manifestare una coscienza propria ed anche un inconscio, ma soprattutto ridefinisce completamente la dignità e la sovranità degli animali stessi che diventano agenti consapevoli di libertà espressive, in grado di gestire i propri talenti posseduti, e trasformarli in mezzi utili ad interagire nel mondo. Marchesini mette dunque in dubbio il modello macchinico di res extensa applicato alla condizione animale, che, come individuo, sussume in se un insieme di desideri che lo precedono, adattati sì ad una precisa eredità e sostenibilità filogenetica, ma una volta posseduti, resi propri, ed utilizzati a piacimento.


Il "desiderio" divenne così prerequisito indiscusso della propria soggettività, e l'animale che ne è dotato, inizia a pensare, sognare, comunicare, proprio in forza di questa "aspirazione". Perché, come asserisce Marchesini: "Quando l'individuo desidera, interseca il mondo, diviene presente perché di colpo fa proprio un qui-e-ora, trasformando le diverse declinazioni del desiderio in proposizioni".Questo essere portatore di desideri è ciò che questo dotto studioso, definisce il dono di Epimeteo, cioè la dotazione nell'animale di quell'essere protagonista nel mondo, rendendo così superficiale ed errata ogni spiegazione forzosa che rileghi l'animale stesso nelle categorie della passività e della prevedibilità.


E la soggettività dell'animale è tale perché esso non può essere inquadrato in un tempo particolare: esso (o meglio lui, come individuo vivente accomunato a noi umani), presenzia, e non viene assorbito nel presente, oltrepassando con la sua singolarità gli eventi filogenetici, fisiologici, e metabolici che ne hanno stabilito e determinato la partitura dei propri fini e delle proprie mete. Spinto dal vento del desiderio ogni creatura vivente (anche quelle che noi esseri umani, consideriamo, heideggerianamente, con grandi pregiudizi, inferiori a noi), si carica di volontà, una spinta all'espressione di sè che introietta l'altro, e che così facendo vince l'oggetto stesso, si lascia assorbire dal mondo con cui entra in relazione, creando una realtà che non è più la causa del suo agire ma la scusa. Non si dà soggetto senza un azione: è l'Io che decide di entrare in gioco, di agire; il gatto può decidere di rincorrere le farfalle in un prato, come il bambino sulla spiaggia può decidere di raccogliere le conchiglie spinte dalla risacca.


Al di là dell'oggetto-target ciò che ne decreta e ne differenzia la soggettività, è il verbo "desiderare" ossia quella spinta del soggetto stesso a "decidere" con intenzione di compiere quella determinata azione nella contingenza e nella possibilità del momento. Dalla lettura di questo libro si evince dunque il grande rispetto che il prof. Marchesini conferisce agli animali; e certamente la nostra visione di vita nei loro confronti cambia decisamente prospettiva. Nella postfazione al libro redatta da Felice Cimatti, filosofo, anche'esso molto impegnato nella causa animalista, lo studioso tesse un elogio dell'animismo dandone però una accezione molto più completa, sagace e singolare. "L'animista", dice Cimatti, "non è una persona irrazionale o ingenua. l'animista è chi sente che l'ontologia di Heidegger. uomo, animale, pietra, è fondamentalmente sbagliata, e che pertanto vive una vita non segnata dall'antropomorfismo".

L'animismo diventa dunque quel modo di vivere sconfessando l'antropocentrismo ed ammettendo come uomini, cose, alberi ed animali, siano parti di un unico processo di continua relazione e trasformazione. Bisogna dunque "in primis" imparare a prendere in considerazione gli animali nella loro alterità, cessando di umanizzarli, adottando lo spirito dell'animista che vede se stesso nelle cose, così come vede le cose in se', vivendo senza presunzione, non ricusando la moderna visione scientifica della natura, ma ricordando l'ineludibile intimità e necessaria interdipendenza che lega materialismo e spiritualismo.

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