a volte ritornano

Il ponte sul fiume Guai...

Ad ogni nuovo governo ecco ricomparire slogan che inneggiano al ponte sullo Stretto

Stefania Genovese
Il ponte sul fiume Guai...

Foto ANSA

Questa monumentale opera, che ogni partito politico fa sua, non è mai stata necessariamente analizzata, mentre troppo spesso è stata teatro di logiche contestazioni. Spesso inoltre il Ponte di Messina è servito come escamotage per mostrare una capacità potenziale ed una falsa efficienza tenuta da un paese che invece ha lasciato ancora dietro di sè, strutture viarie incompiute come la Pedemontana e la plurifamosa Salerno-Reggio Calabria, oppure che ha devastato insensatamente fertili territori agricoli e depauperato oasi boschive nella realizzazione di autostrade raramente percorribili. Insomma sembra che nessuno ancora si avveda di quanto questa costruzione sia inutile e diseducativa, per non dire anche tecnicamente rischiosa e geologicamente poco realizzabile.


Prima di tutto, poiché la maggior parte dei pendolari che si muovono da Reggio a Messina sarebbe costretta ad utilizzare l'auto e ciò richiederebbe un maggior spreco di tempo di percorrenza, nonché difficoltà maggiori, rispetto a quelle attuali. Inoltre sarebbe alquanto lesivo per il paesaggio dello Stretto, portare calate di cemento e di acciaio, in una distanza così ampia, cosa che non è ancora stata realizzata al mondo. Infatti l'unico ponte a campata così lunga in grado di tenere conto delle difficoltà tecniche, comprese quelle della resistenza dei materiali è quello di Akashikobe, e si estende solo per la metà della misura che sarebbe il ponte sullo Stretto (ed è anche privo di ferrovia che sarebbe necessaria invece nella nostra zona). Come non considerare inoltre che lo Stretto è una zona altamente sismica? Inoltre il ponte si collocherebbe in una rete infrastrutturale debolissima (che andrebbe invece riformata), attualmente incapace di sopportare terremoti. Il costo del Ponte, sarebbe molto elevato, e per essere remunerativo e ripagato in trent'anni dovrebbe registrare almeno 100.000 passaggi al giorno, mentre ad oggi non si arriva neppure a 20.000!


Alzando il costo del biglietto a circa 70 euro, un prezzo elevatissimo dunque, si renderebbe preferibile qualunque altro passaggio. Il Ponte inoltre sarebbe irrealizzabile anche alla luce della nuova legge sugli appalti, che vieta categoricamente ai privati di richiedere finanziamenti statali, se avessero calcolato male il progetto. Omettiamo la tempistica di realizzazione che in Italia, è spesso in crescita esponenziale rispetto alle aspettative iniziali; ed in questo senso ne sono testimoni moltissime edificazioni civili e statali che hanno richiesto anni ed anni prima di vedere il proprio termine. Non si può che concordare con il ricercatore Mario Tozzi che dice:"L'Italia non necessita di grandi opere meramente dimostrative, ma del minor numero di interventi possibili su un territorio già martoriato".


Dunque solo per uno scopo falsamente autoincensorio e biecamente speculativo si andrebbero ancora una volta a creare dissesti idrogeologici ed ambientali, nonché a scompensare una economia già preesistente, affossandola e certamente non incentivandola allo sviluppo ma ad una stagnazione. Eppure il ministro Alfano, ha recentemente sventolato l'opzione di edificazione del Ponte, considerandolo una priorità per l'Italia. E le 215 opere incompiute in Sicilia, che hanno comportato uno spreco di cinquecento milioni di euro? Che senso avrebbe gettare un "incipit" di realizzazione faraonica a fronte di un paese che da Nord a Sud è pieno di crolli, di abusivismi, di strade e costruzioni fatiscenti ed abbandonate a se stesse, che necessitano di sistemazione? A questo punto, molto meglio fantasticare il meno oneroso e rovinoso progetto del Ponte di Pilu, pieno di peluche, che il personaggio Cetto La Qualunque, ostenta con fervore, durante i suoi vaneggianti comizi, pieni di iperboliche promesse elettorali.

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