Fallimenti renziani

La Borsa boccia il decreto del governo sulle Banche. Disastro Popolare di Vicenza

Le nuove norme sul recupero dei crediti si applicano solo ai nuovi contratti e non hanno alcun effetto sullo stock di sofferenze nei bilanci degli istituti, che dovranno pagare nel prossimo triennio una tassa da più di 1 miliardo

Alessio Colzani
La Borsa boccia il decreto del governo sulle Banche. Disastro sulla Popolare di Vicenza

La sede della Borsa in Piazza Affari a Milano. Foto ANSA

Ennesimo fallimento del governo Renzi, che non ne azzecca una e in questo caso mette ancora più in difficoltà migliaia di risparmiatori, già colpiti dal "salvabanche" che ha gettato sul lastrico centinaia di famiglie. Nonostante il premier abbia cercato di spacciare il decreto legge sulle banche come la "soluzione definitiva del problema", il mercato si è rivelato meno facile da illudere rispetto agli elettori, e ha reagito con una massiccia vendita dei titoli bancari. Appena è stata ufficializzata la notizia che la Banca popolare di Vicenza non sarebbe approdata a Piazza Affari, molti titoli sono stati sospesi per eccesso di ribasso, a partire da MontePaschi. Gli analisti non ritengono possibile che i tempi per il recupero dei crediti si "riducano da 6 anni a 6-9 mesi" come proclamato da Renzi e dal ministro dell'Economia Padoan.

La ragione è semplice: le nuove norme si applicano solo ai nuovi contratti e non a quelli già in essere, mentre gli stessi effetti del cosiddetto "pegno non possessorio" si ottengono anche con strumenti già esistenti quali il leasing strumentale, che però presentano gli stessi problemi di recupero del bene. Insomma, le nuove norme non producono alcun effetto sull'enorme stock dei crediti attualmente in sofferenza ed essendo soggette al consenso dell'impresa debitrice non è detto che si applichino a tutti i nuovi contratti. Ma questo è solo un aspetto del problema: a pesare sono soprattutto le nuove norme sui deferred tax asset (Dta), cioè i crediti di imposta.

Insomma, quello che doveva essere un pilastro fondamentale per la messa in sicurezza e il rilancio del sistema bancario – la cosiddetta riforma del diritto fallimentare - in Borsa appare più che mai come una pistola scarica. E ad aggravare questa percezione, assieme a quella che sulle banche il governo non sappia in realtà che pesci pigliare, c’è anche il fatto che venerdì 30 aprile non è stato approvato un altro importante testo. Si tratta del decreto con il quale entro il 3 maggio l'Italia avrebbe dovuto recepire la direttiva e il regolamento europeo sugli abusi di mercato, che è stato rinviato perché il testo predisposto dal ministero dell'Economia presentava delle difformità rispetto alle norme europee. Tra l'altro, il ritardo di approvazione delle norme sul market abuse rispetto al termine del 3 maggio espone a una procedura d'infrazione. E che la confusione sia massima, lo dimostra anche il fatto che persino i testi approvati in consiglio dei ministri non siano poi ancora definitivi, ma in fase di ritocco, e le norme sul market abuse potrebbero alla fine confluire nel decreto sulle banche atteso dal Parlamento.

LIBERA LA BESTIA CHE C'È IN TE!

Contribuisci anche tu alla sezione LIVE NEWS, inviandoci un video, una foto o un articolo!

partecipa inviandoci i tuoi:

Matite indelebili, a Rivarolo parte la denuncia


MC S.R.L.
sede legale: via angelo maj, 24 - 24121 Bergamo
C.f./P.IVA: 04061980167 - R.E.A.: BG-431792
Email: INFO@ILPOPULISTA.IT

direttore: alessandro morelli
condirettore: matteo salvini

ILPOPULISTA.IT È UNA TESTATA TELEMATICA REGISTRATA PRESSO IL TRIBUNALE DI MILANO, N. 121 DEL 27/04/2015

per i tuoi annunci: PUBBLICITA@MC-SRL.EU