Festa del lavoro in un Paese fermo

Ha ancora senso il 1° maggio?

Le colpe dei sindacati e i favori alle coop

Andrea Lorusso
Ha ancora senso il 1° maggio?

Con una disoccupazione all'11,4%, con picchi giovanili del 36,7% ed una timida deflazione dello 0,4% su base annua, l'unica fotografia che si può scattare nel giorno della festa dei lavoratori, è che il Paese sia fermo e se non arretra, di sicuro non cresce.

Certo è che il mercato del lavoro  è bloccato tra l’incudine (Jobs Act) e il martello (Legge Fornero). Le politiche degli ultimi anni hanno reso più morbidi i licenziamenti con la scomparsa dell'articolo 18 e più difficile il pensionamento con il significativo aumento dell'età contributiva ed anagrafica.

L’Italia resta in piedi grazie a chi il lavoro già ce l’ha insomma, e non dà prospettive positive a chi lo cerca.

Cgil, Cisl e Uil hanno manifestato unitariamente in piazza a Genova, dove tra gli strali contro l’esecutivo Renzi hanno denunciato la perdita di 1 milione e 600 mila occupati, e l’elusione del Contratto Collettivo Nazionale a favore degli accordi aziendali.

Se è lecito domandarsi perché, quando entrò in vigore la riforma pensionistica più odiata dagli italiani sotto il Governo Monti, ci furono soltanto quattro ore di sciopero nazionale e perché i sindacati abbiano cominciato ad inveire contro il contratto a tutele crescenti soltanto a decreti attuativi già in essere (colpevolmente in ritardo, quando ormai erano già in vigore le nuove regole), allora è doveroso rispondersi i sindacati stessi si sono macchiati di molte colpe.

Tra demansionamenti, de-inquadramenti, abolizione del divieto di videosorveglianza, si sono messe in pratica tecniche assolutamente vietate dall’ex Statuto dei Lavoratori.

Ma una cosa sfuggita a molti sta nell'articolo 81 del Jobs Act, che ha abrogato il reato di "somministrazione fraudolenta di manodopera". Fino allo scorso anno per una fattispecie simile si rischiava la galera. In che cosa consiste? Semplice: i soci delle cooperative, ad esempio, possono affiancare i dipendenti nella produzione, senza essere assunti e quindi senza alcuna tutela, contributo e regola sul lavoro.

Guarda caso il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti è stato presidente di LegaCoop dal 2002 al 2014. Diceva un vecchio e noto democristiano: "A pensar male si fa peccato, ma spesso s’indovina".

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