Ex segretario generale ONU

Kofi Annan come Salvini: "Se non hanno diritto d'asilo vanno mandati indietro"

Sull'emergenza immigrazione in Europa rincara la dose: "se riuscissimo a fare i controlli vicino ai luoghi di origine non avremmo di questi problemi"

Luca Morisi
Salvini e Annan

Matteo Salvini e Kofi Annan (composizione da Foto ANSA)

È passata inosservata ai "pensosi" commentatori che si riempiono ogni giorno la bocca di "buonismo senza limitismo", la posizione espressa da Kofi Annan in una intervista al Corriere della Sera del 30 aprile scorso. L'occasione è stata una sua visita in Italia, su invito del patron di Geox, Mario Moretti Polegato.

Alla domanda su come dovremmo trattare i cosiddetti "migranti economici", ossia quelli che sbarcano in Europa - e sono la maggioranza - non per sfuggire alle guerre ma per cercare genericamente condizioni di vita di maggior benessere, l'ex segretario generale delle Nazioni Unite risponde con una nettezza che non ti aspetti: "Le leggi sono molto chiare. Se hanno diritto d'asilo entrano, altrimenti devono essere mandati indietro". 

Una posizione analoga a quella espressa da Matteo Salvini, considerato a torto il "principe dei cattivisti", che non si stanca di ripetere che "chi scappa dalla guerra è mio fratello, ma tutta l'Africa in Italia non ci sta". Se a sbarrare il passo ai migranti economici è un'autorità indiscussa nella politica internazionale come Annan, lodi sperticate e compiaciuti cenni di assenso; se lo dice il leader della Lega, tuoni, fulmini e accuse di razzismo, fascismo e populismo.

Annan rincara la dose aggiungendo che "se riuscissimo a fare i controlli vicino ai luoghi di origine non avremmo di questi problemi", aiutando meglio chi fugge da situazioni di reale conflitto, come "i nigeriani che scappano dalla follia di Boko Haram o gli eritrei o rifugiati del Sahel". 

Ma le similitudini con il leader della Lega non si fermano qui. Quante volte Salvini ha ricordato la necessità di aiutare "a casa loro" i popoli del Terzo Mondo? E Kofi Annan propone proprio un Piano Marshall per l'Africa, "un nuovo approccio che aiuti questi Paesi a svilupparsi economicamente il più velocemente possibile, come avvenne per l'Europa del 1945", ricordando che l'Africa "è ricca di giovani dinamici che non hanno lavoro. Se la comunità internazionale cooperasse con i governi africani per creare le condizioni per fare business osserveremmo una drastica riduzione del fenomeno migratorio. Oggi con la televisione e Internet, questi giovani vedono come si vive qui, dall'altra parte del Mediterraneo. L'Europa diventa il loro sogno".

Parole che anche quel "cattivone" di Salvini siamo certi non esiterebbe a sottoscrivere.

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