Il lavoro che non c'è

La disoccupazione cresce all'11,7% e resta altissima quella giovanile, al 34,1%

A marzo i disoccupati hanno superato quota tre milioni. Le associazioni dei consumatori: "Il Governo deve mettere il lavoro al primo posto, tra le priorità"

Redazione
Cresce all'11,7% la disoccupazione, resta altissima quella giovanile: 34,1%

Foto ANSA

Torna a salire il tasso di disoccupazione in Italia, che a marzo è arrivato all'11,7% con un aumento di 0,1 punti rispetto a febbraio e di 0,2 punti rispetto a marzo 2016. Lo ha comunicato martedì l'Istat sulla base dei dati provvisori. I disoccupati nell'arco del mese hanno raggiunto quota 3,022 milioni, con un aumento di 41.000 unità rispetto a febbraio e una crescita di 86.000 unità rispetto allo stesso mese del 2016. Il dato è legato principalmente al calo dell'inattività nella popolazione tra i 15 e i 64 anni (-0,1 punti) che a marzo si è attestata sul 34,7%. Rispetto a febbraio, gli occupati sono diminuito a marzo di circa 7.000 unità. Si conferma elevatissimo il livello della disoccupazione giovanile, che a marzo è risultato essere pari al 34,1% nella fascia tra i 15 e i 24 anni.

"I dati diffusi dall'Istat testimoniano la condizione di forte criticità che ancora investe il mercato occupazionale e l'intera economia italiana" hanno dichiarato Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef. "La disoccupazione giovanile si trova ancora su livelli insostenibili. Non dimentichiamo che, la vera forma di welfare che sostiene i redditi dei giovani disoccupati sono le famiglie, con un onere che l'Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha calcolato pari a circa 450 euro al mese. È evidente, quindi, come la mancanza di lavoro incida in maniera determinante sull'intero andamento economico. Intervenire su tale versante è prioritario e indispensabile per dare una vera svolta all'intero sistema economico, aprendo una nuova fase di sviluppo e di crescita".

"Il nostro Osservatorio - prosegue la nota - ha calcolato che, se il tasso di disoccupazione si attestasse ai livelli pre-crisi, quindi ad un 6% (che comunque a nostro parere è ancora eccessivo), il potere di acquisto delle famiglie registrerebbe un incremento di circa 40 miliardi di euro l'anno. Un simile incremento della capacità di acquisto delle famiglie sarebbe in grado di rimettere in moto la domanda interna, risollevando in tal modo la produzione, innescando un meccanismo virtuoso che riporterebbe effetti benefici sull'occupazione stessa. Per questo torniamo a ripetere che il Lavoro è la priorità del Paese, il nodo centrale su cui intervenire per superare difficoltà e crisi che da troppo tempo attanagliano la nostra economia".

"Un passo - conclude la nota - che il Governo deve compiere specialmente in una fase come quella attuale, in cui si registra un'impennata dell'inflazione, non dovuta ad un incremento della domanda, bensì ad un aumento ingiustificato delle tariffe. È necessario, quindi, l'avvio di un Piano Straordinario per il Lavoro, che preveda lo stanziamento di investimenti per la ricerca, lo sviluppo tecnologico, la messa in sicurezza e la modernizzazione delle infrastrutture. Al fianco di tale piano è indispensabile stroncare definitivamente l'ipotesi di aumento dell'Iva, che, anche alla luce delle nuove rimodulazioni, determinerebbe ricadute insostenibili per le famiglie, pari a circa 609 Euro annui".

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