schegge dvracrvxiane

È iniziata l’onda lunga di frutti marci dei governi di sinistra

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

È iniziata l’onda lunga di frutti marci dei governi di sinistra

È il caso del reato di guida senza patente, abolito nel 2016 dal governo Renzi. Ce ne occupammo prontamente quando uscì la notiziuola di questo assurdo abominio legislativo, ragionando come sempre si ragiona quando si tratta di provvedimenti delle sinistre: tasselli su tasselli per una progressiva demolizione dello Stato di Diritto.


Ebbene, avevamo ragione, a quanto pare: il fenomeno ha assunto proporzioni tali da essere stato mediaticamente segnalato dalle stesse procure, generalmente poco avvezze a creare allarmismo nell’opinione pubblica. Quindi immaginiamo quanto possa essere esteso e allarmante nella quotidianità.

Un autoveicolo può essere un’arma in mani sbagliate o inappropriate; non a caso li usano per gli attentati. E fu proprio tale natura tecnica congenita alle dinamiche della guida automobilistica e camionale a spingere il legislatore, chiamato all’epoca a normare la commercializzazione dell’invenzione del motore a scoppio, a subordinare al codice penale la violazione delle prescrizioni di legge volte al conseguimento della patente di guida.


Tuttavia, la supponenza del sinistrume, incurante di qualsiasi storicità legislativa e buon senso giuridico, ha ben pensato di assecondare certi “non patentati”, liberalizzando sostanzialmente la loro condotta illecita. E sia chiaro, non parliamo dei diciottenni di adesso, statisticamente disinteressati all’automobile rispetto a quanto non lo fossimo noi; parliamo di categorie demografiche di cresciutelli ai quali fa troppa fatica attuare qualsiasi percorso di omologazione alle più basilari regole di convivenza civile del nostro paese.


E i guai sono appena iniziati: ora ci toccherà subirne l’onda lunga. Quindi, perlomeno, finiamola di dar (sia pur residuale) credito elettorale ad aree politiche che nel dna hanno la devastazione del benessere e della sicurezza dei propri connazionali.

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