Social e censura

La Polonia bastione anti-Islam dà fastidio a Facebook?

Boicottata sui social la Marcia patriottica dell'11 novembre, ma gli organizzatori non demordono

Max Ferrari
La Polonia bastione anti-Islam dà fastidio a Facebook?

La locandina della Marcia dell'Indipendenza

La Polonia bastione dell'Europa cristiana non piaceva ai turchi che gli Ussari Alati polacchi cacciarono da Vienna e pare non piacere, oggi, ad alcuni dirigenti di Facebook che hanno pensato bene di oscurare l'accesso alle pagine degli organizzatori della Marcia dell'Indipendenza che mobilita da anni milioni di persone nelle strade di tutto il Paese e in particolare di Varsavia e che quest'anno è dedicata alla "resistenza contro l'islamizzazione". Diciamo subito che la Polonia, come l'Ungheria è un paese non a rischio grazie alla condotta esemplare del proprio governo che è protagonista delle battaglie condotte dal Gruppo di Visegrad contro le assurde imposizioni della UE anche in tema di immigrazione e Varsavia ha appoggiato con fermezza il referendum ungherese promosso dal premier Orbán.

Ma cosa è successo? La Marcia, organizzata da ambienti nazionalisti non di governo (in Polonia la destra domina sia nei banchi di governo che di opposizione) ma partecipata trasversalmente da tutto il centrodestra è da sempre presa di mira dagli ambienti di sinistra legati ad organizzazioni straniere che nel corso degli anni hanno cercato di bloccarne la sfilata arrivando a creare gravi incidenti e tafferugli, ma l'anno scorso la manifestazione salutata da un messaggio del Presidente della Repubblica Duda si era svolta in una cornice del tutto pacifica e aveva registrato un record di partecipanti che l'edizione del 2016 pare possa facilmente infrangere. Qui però si è registrato il problema ben raccontato dall'informatissimo Visegrad Post, in un pezzo di Olivier Bault, che spiega come non solo gli account Facebook degli organizzatori della Marcia siano stati bloccati, ma addirittura quelli di coloro che condividevano l'immagine della locandina che pubblicizza l'evento e che qui riprendiamo.

Una censura che in un paese che ricorda bene la censura comunista e ne combatte i postumi con leggi ad hoc, ha scatenato una dura e sicuramente imprevista reazione da parte del governo tramite il ministro Anna Strzezynska che ha subito chiesto spiegazioni ai dirigenti di Facebook Polonia che, guarda caso, secondo i nazionalisti sono notoriamente vicini ai KOD, sedicenti comitati (di sinistra) per la difesa della democrazia, che regolarmente organizzano manifestazioni contro qualunque cosa faccia il governo di Beata Szydlo regolarmente eletto dalla stragrande maggioranza dei polacchi chiamati al voto (diversamente da quello italiano, per esempio).

Una censura particolarmente sgradita anche perché a senso unico visto che le pagine di insulti contro Giovanni Paolo II non vengono bloccate così come quelle che incitano all'odio contro la gente di destra o quelle che esaltano Stalin e l'aborto, tema di scontro durissimo nel Paese. Tutto regolare... mentre i post sulla Marcia venivano bloccati perché diffusori di "messaggi di odio", ufficialmente a causa della presenza, nei loghi, di una spada utilizzata dai nazionalisti polacchi sin dal 1930 e perfettamente legale per la legge del Paese.

In attesa dello sblocco del "problema" gli organizzatori tengono duro e fanno appello affinché gli europei di buona volontà condividano il loro messaggio e, potendo, partecipino a quella che è diventata una "Marcia per le Patrie e contro l'islamizzazione" che, boicottaggi o meno, si annuncia già un successo, come quella di Cracovia, tradizionalmente molto partecipata dai membri del partito di governo.

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