Nessun passo indietro

Orbán: "L'Ue dovrà tener conto del referendum". Il 98% di no all'invasione

"Oltre 3 milioni di elettori hanno rifiutato il sistema di ricollocamento obbligatorio dei clandestini arrivati sul territorio dell'Ue: andiamo avanti"

Redazione
Orbán: "L'Ue dovrà tener conto del referendum ungherese". Il 98% di no all'invasione

Viktor Orbán al voto. Foto ANSA

"Siamo orgogliosi di questo risultato. Dimostra che il diritto di decidere spetta a Budapest, non a Bruxelles, da oggi la nostra voce è più forte". Il premier ungherese Viktor Orbán, in una conferenza stampa tenuta nella serata di domenica 2 ottobre dopo l'annuncio dei risultati del referendum sulla ripartizione dei clandestini, ha detto che l'Unione europea dovrà "tener conto" della consultazione, che ha confermato le scelte del suo governo grazie a una vittoria plebiscitaria dei "no", anche se non è stato raggiunto il quorum.

Oltre il 98% di contrari alla politica europea delle quote; a spoglio concluso, i "sì" sono stati meno del 2%: lo ha reso noto il sito dell'Ufficio elettorale nazionale ungherese. I voti nulli sono stati l'8%. Si conferma che l'affluenza è stata del 43,42% e i votanti sono stati circa 3,1 milioni. Gli elettori contrari all'invasione programmata sono stati più di quelli che nel 2003 si espressero per l'ingresso dell'Ungheria nell'Ue: anche allora il quorum del 50% non venne raggiunto, ma si tenne ugualmente conto del volere della maggioranza dei votanti.

"Viviamo in un'epoca in cui milioni di persone migrano" ha dichiarato Orbán. "L'Ungheria, per primo fra i paesi dell'Ue, ha consultato il proprio popolo al riguardo, e gli elettori ungheresi hanno rifiutato il sistema di ricollocamento obbligatorio dei clandestini arrivati sul territorio europeo - ha aggiunto -. Oltre 3 milioni di elettori hanno espresso un'opinione in questo senso. Bruxelles dovrà tenerne conto", ha detto ancora il premier annunciando una modifica costituzionale che impedisca all'Unione di imporre l'accoglienza.

L'Ungheria è stato il primo Paese europeo a dire "no" alle quote obbligatorie di immigrati "e altri ne seguiranno", ha proseguito Orbán, riferendosi agli alleati dell'Europa centrale e ai movimenti nazionalisti e populisti che sono determinati a condurre una battaglia contro "le decisioni imposte da Bruxelles. Siamo orgogliosi di essere stati i primi". Zoltan Kovacs, portavoce del governo magiaro, ha precisato che il voto "ha rafforzato il governo e il mandato che il popolo gli ha affidato": nessun passo indietro su immigrazione e legalità.

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