referendum immigrazione in Ungheria

L'INTERVISTA / Orbán: "A casa nostra decidiamo noi"

3,3 milioni di ungheresi hanno detto "no" al sistema delle quote obbligatorie di clandestini. Per il Premier, un messaggio forte e chiaro indirizzato ai burocrati di Bruxelles

Redazione
Orbán fa chiarezza sui risultati del referendum sull'immigrazione in Ungheria

Viktor Orbán. Foto ANSA

In una comunicazione al Parlamento ungherese lunedì 3 ottobre, il primo ministro Viktor Orbán ha parlato dei risultati del referendum e di ciò che il governo ha intenzione di fare adesso. Ecco alcune delle domande e risposte riguardanti la consultazione e il suo risultato, registrate nella successiva conferenza stampa e riportate del blog del portavoce del governo, Zoltán Kovács.

Perché è stato necessario il referendum e, considerando il risultato, è stata una buona idea farlo?
"L'obiettivo era quello di individuare la posizione che gli ungheresi volevano fosse tenuta, in merito alle migrazioni di massa", ha detto il primo ministro Orbán. "Il referendum ha chiarito che gli ungheresi vogliono che sia l'Ungheria a decidere chi debba essere accolto all'interno dei nostri confini. C'era solo una soluzione corretta", ha continuato, "cioè lasciare che fossero gli ungheresi a decidere cosa volevano: chi può vivere sul territorio ungherese? È meglio che sia Bruxelles o Budapest a prendere la decisione?" A questa semplicissima domanda, gli ungheresi hanno dato una risposta chiara. Il primo ministro ha aggiunto che si è trattato di un referendum "storico", perché "nell'Ue il popolo ungherese è stato il primo e finora unico a cui sia stato chiesto, sul tema dell'immigrazione, qualcosa da cui può dipendere il futuro dell'intera Europa".

Il referendum ha avuto successo per quanto riguarda i numeri?
"Il 98 per cento dei votanti - oppure il 92 per cento se si vuole tener conto anche dei voti non validi - ha espresso il parere che la decisione appartiene a Budapest, non a Bruxelles, e noi combatteremo per affermare questo diritto", ha detto il primo ministro durante la sessione plenaria del Parlamento. Da adesso in poi, "la risposta che verrà data a Bruxelles non dovrà più essere considerata solo un parere del governo e nemmeno una volontà dei parlamentari, ma la libera decisione di 3,3 milioni di persone", ha sottolineato, aggiungendo che "dal 1990 nessun singolo partito o alleanza di governo ha mai ricevuto un mandato simile a quello che abbiamo ricevuto noi, e che consideriamo vincolante". Orbán ha anche sottolineato che il numero di persone che hanno votato no al referendum del 2 ottobre è superiore al numero di quelle che hanno approvato l'adesione dell'Ungheria all'Ue, che era stata considerata valida pur in mancanza del raggiungimento del quorum. Inoltre, su questo tema si sono schierati con il governo un milione di elettori in più rispetto a quelli che avevano votato per i partiti di maggioranza nelle politiche del 2014.

Il referendum può essere considerato valido, pur considerando che la partecipazione al voto non ha raggiunto il quorum del 50%?
"Ci sono alcuni che cercano di sminuire e annullare la volontà di ben 3,3 milioni di elettori", ha detto il primo ministro. "Tuttavia nessun rappresentante eletto dal popolo, se è onesto, può tollerare l'ipotesi che la volontà degli elettori venga ignorata". Ha inoltre aggiunto che, anche se il referendum non è giuridicamente vincolante per il Parlamento, si deve comunque procedere considerandone valido il risultato.

Cosa si sente di dire a coloro che non hanno votato?
"Coloro che sono rimasti a casa, hanno lasciato che la scelta venisse fatta dagli elettori che hanno partecipato al voto, e questo è esattamente quello che è successo. La decisione è stata presa senza di loro" ha detto Orbán, mettendo in guardia i membri dell'opposizione a non dare per scontato che coloro che non hanno votato ieri siano sostenitori del piano di invasione programmata. "Coloro che vincono fanno sempre riferimento ai voti espressi" ha ribadito il primo ministro. "I perdenti si concentrano invece sulle persone che hanno preferito rimanere a casa".

Perché il governo magiaro non accetta la soluzione alla crisi migratoria imposta dall'Unione europea?
"Per noi c'è solo un problema relativo alla soluzione europea: va contro l'interesse dell'Ungheria", ha detto Orbán, spiegando che la soluzione europea prevede che "i clandestini vengano autorizzati a invadere l'Europa". Per il premier ungherese "a Bruxelles, hanno deciso che gli immigrati che entrano illegalmente nell'Ue vengano obbligatoriamente distribuiti tra gli Stati membri, oltretutto questo avverrebbe senza alcun limite". Il primo ministro ha ricordato che l'Ungheria, al contrario, ha eretto barriere fisiche e legali per ristabilire la legge e l'ordine a una frontiera esterna dello spazio di Schengen e, quindi, è diventato "l'unico paese che protegge i suoi cittadini". In particolare, Orbán ha citato specifici episodi nei quali i clandestini si sono rifiutati di rispettare le regole e gruppi di "criminali organizzati" che hanno tentato di attaccare il confine ungherese. Secondo il premier, non avrebbe più alcun valore la difesa dei confini meridionali dell'Europa messa in atto dall'Ungheria, se poi a causa del progetto europeo di invasione gli immigrati illegali che entrano da qualsiasi punto d'ingresso venissero trasferiti all'interno dei confini ungheresi.

Ce la farà il governo a continuare da solo nella sua lotta per contrastare Bruxelles?
Secondo il primo ministro Orbán, la domanda corretta sarebbe se Bruxelles possa permettersi di ignorare il risultato del referendum. Il primo ministro ha detto che il governo non farà sicuramente questo errore, ma proseguirà sicuramente nell'opera di "plasmare la politica europea. Oggi, sono più le persone a favore dei muri rispetto a coloro che sostengono l'invasione". Una "parte significativa dei cittadini europei", proprio come gli ungheresi "non approva la soluzione disumana proposta da Bruxelles in merito alle quote". Orbán ha ricordato che l'Ungheria, dal 2010, è uno Stato membro esemplare, che ha "rispettato la disciplina fiscale richiesta da Bruxelles, gli obblighi internazionali e l'ordinamento giuridico europeo che è stato incluso nella Costituzione. Quindi, l'Ungheria ha tutto il diritto di esprimere il proprio parere su questioni riguardanti il destino dell'Unione europea".

Cosa emerge dal confronto dei risultati del 2 ottobre con quelli delle precedenti elezioni e referendum?
Analizzando i risultati del referendum alla luce delle passate elezioni, è facile dimostrare che quello del 2 ottobre è stato uno dei più forti mandati consegnati dagli elettori ungheresi a partire dal 1989. Nel referendum sul sistema delle quote obbligatorie di clandestini 3.282.928 persone hanno votato no. Questo rappresenta il 98% dei voti validi espressi, con un'affluenza alle urne che è stata del 43,9%. Nel referendum del 12 aprile 2003 sull'adesione all'Ue (considerato valido), avevano votato sì 3.056.027 di elettori, con un'affluenza alle urne del 45,6%. Nelle elezioni parlamentari del 2014, la lista dell'alleanza di governo, Fidesz-KDNP, ha ricevuto 2,14 milioni di voti, pari al 43.55%. Nel referendum del 16 Novembre 1997 sull'adesione alla NATO, 3.344.131 persone avevano votato sì con un'affluenza alle urne del 49,2%.

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