Invasione programmata

Nel fortino libico dei trafficanti ci sono migliaia di africani pronti ad invaderci

I 15mila clandestini sbarcati negli ultimi giorni potrebbero essere solo un assaggio di ciò che ci attende: i jihadisti hanno in serbo una brutta sorpresa

Redazione
Nel fortino libico dei trafficanti migliaia di africani sono pronti a invaderci

Un barcone carico di clandestini. Foto ANSA

La città di Sabratha, a un'ottantina di chilometri a ovest della capitale libica, costituisce il punto principale da cui partono i barconi carichi di clandestini diretti verso l'Italia. In questa sorta di fortino, guerriglieri locali e trafficanti che operano in tutta l'Africa settentrionale concentrano migliaia di disperati in attesa di salpare per il nostro Paese. Sabratha dovrebbe teoricamente trovarsi sotto il controllo del governo di accordo nazionale, ma in realtà è diventata da tempo la base del traffico di uomini, in particolare da quando il governo di Tripoli ha concentrato tutti i propri sforzi per abbattere la roccaforte jihadista di Sirte.

Questo serbatoio di munizioni umane si trova a soli trecento chilometri di distanza da Lampedusa, e parlando all'agenzia France Press il portavoce della Mezzaluna rossa libica (l'equivalente della nostra Croce Rossa) Abdel Hamid al-Souei mette in guardia gli italiani: sulle coste della Libia ci si sta preparando ad una "corsa contro il tempo", in vista della fine dell'estate i trafficanti di uomini mettono in mare sempre più barche e le prossime settimane saranno fra le più calde dell'anno. I 15mila clandestini recuperati nel Canale di Sicilia negli ultimi giorni, quindi, potrebbero essere solo un piccolo assaggio della sorpresa che ci attende nelle prossime settimane.

La guerra civile che dilania la Libia ormai da anni non consente alle autorità di Tripoli un contrasto efficace al business dei barconi, con la maggior parte degli uomini e dei mezzi disponibili impegnati nella lotta alle bande jihadiste: "Le nostre pattuglie", spiega al Daily Mail il colonnello Ayoub Qassem, di stanza a Tripoli con la Marina libica, "negli ultimi tempi sono state ridotte, perché le navi sono ormai obsolete e non abbiamo più i mezzi per controllare la costa di Sabratha". Nonostante questa bomba che ci sta esplodendo addosso, il premier Matto Renzi continua a negare che ci sia un'emergenza e insiste nella politica dell'accoglienza indiscriminata.

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