sisma e speranza

Si chiamano Ultras 1898. Noi preferiamo chiamarli "Angeli"

Gli Ultras dell'Ascoli calcio sono stati tra i primi a raggiungere Arquata e Pescara del Tronto e a mettersi a scavare tra le macerie. Dall'inchiesta di Elena Barlozzari il cuore e la forza di una delle tifoseria più temute del calcio

Fabio Montoli
Si chiamano Ultras 1898. Noi preferiamo chiamarli "Angeli"

Foto da facebook

Sono la tifoseria dell'Ascoli, sulla carta, ma in realtà sono molto di più. Gli Ultras 1898 seguono con molta attenzione tutte le vicende che riguardano il club bianconero, anche quelle societarie, e il loro amore per la squadra e la loro influenza, a volte, è determinante nelle scelte dei dirigenti. Solo qualche mese fa in un comunicato, senza troppi giri di parole, facevano capire, che la loro benedizione non è da trascurare: "Se il presidente vuole assumere tutte le decisioni in autonomia, lo faccia, assumendosi però anche tutte le responsabilità che ne derivano".

La determinazione degli Ultras 1898, ne erano tutti certi, non si ferma sulle gradinate dello stadio. E proprio in giorni tristi come questi della tragedia che ha colpito il centro Italia, sono, ancora una volta, al centro della cronaca ma, in termini completamente ribaltati da quelli a cui sono abituati.

Abbiamo ripreso la toccante inchiesta di Elena Barlozzari che, per un intero giorno, ha seguito la tifoseria ascolana. Gli Ultras 1898 sono stati tra i primi a raggiungere Arquata e Pescara del Tronto, a disposizione della protezione Civile e mettendosi a scavare, anche a mani nude, per ore tra le macerie. Sin dalle prime ore di quella tragica mattina, hanno attivato una raccolta di aiuti che è cresciuta a dismisura e che, al di là di rivalità e campanilismi, ora coinvolge le tifoserie organizzate di tutt’Italia, anche quelle definite solitamente "nemiche". Aprono la loro sede ogni giorno, smistano e recapitano materiale. Tutto a spese loro.

Il quartier generale dei supporters ascolani è un porto di mare. Tra pullman e macchine, persone a piedi, tifoserie di tutta la Penisola. Da qui ci si sposta continuamente per intervenire in maniera mirata dove serve, dove chiamano. Una delle chiamate arriva da Arquata, uno degli epicentri del sisma, per andare a consegnare cibo per animali e prodotto per l’igiene del corpo alla signora Loriana. La sua casa è inagibile, lei e suo marito sono vivi per miracolo. Attorno alla donna un drappello di cani fanno il girotondo ed abbaiano. Loriana e suo marito dormono in macchina, la paura è ancora tanta e difficilmente gli occhi si chiudono la notte. "Questi ragazzi ci aiutano tanto, sono bravissimi, ci danno anche sostegno morale, ci fanno sfogare, qui la situazione è un disastro. Noi siamo riusciti ad uscire di casa prima che crollasse tutto".

Alfredo e Rinaldo sono i "capi" Ultras, ora i responsabili del gruppo. Alla prima scossa, alle 3,36 di quel maledetto mercoledì, si chiamano al cellulare: "Alfredo, che facciamo?". Rinaldo era appena uscito da casa, la scossa ad Ascoli si è sentita bene. "Partiamo. Tra mezz'ora al bar", è la risposta dell'amico.

Passano ore ed ore a scavare. Alfredo, Rinaldo ed una trentina dei loro ragazzi. Non si può non riconoscerli: magliette, tatuaggi ed un’organizzazione perfettamente gerarchica e disciplinata che gli varrà persino l’encomio del Sindaco di Ascoli Piceno Guido Catelli: "Si sono attivati fin dalle prime ore e sono stati artefici di operazioni di recupero e salvataggio che hanno interessato ben ventisei persone, lo hanno fatto con cura, diligenza e professionalità, senza lasciare nulla al caso. A loro va il mio e il nostro grazie".

Tra i miracoli di quella notte c’è Giorgia. Estratta viva dalle macerie dove ha lasciato sua sorella, adesso è ricoverata nel reparto pediatrico dell'Ospedale di Ascoli. A lei e agli altri bambini andranno presto in dono i giocattoli raccolti dagli Ultras. "Questa cosa ci tocca nel profondo – spiega Alfredo anche lui padre di una bimba di pochi anni – appena siamo arrivati lì ad Arquata un padre ci è venuto incontro con il figlio in braccio, entrambi ricoperti di polvere, sembravano le immagini della guerra".

La giornata è stata dura e impegnativa, non sono mancate le lacrime e nemmeno qualche emozione. Mentre sembra ci sia un attimo di riposo arriva un'altra telefonata. Ad Acquasanta mancano lenzuola e coperte per stanotte, spiega agli Ultras un operatore della Protezione Civile. "Noi abbiamo il materiale in sede – gli risponde Simone – adesso torniamo indietro, facciamo il carico e vi portiamo tutto".

"Questo è tempo di combattere" è il loro motto. Grazie, Angeli 1898.

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