gli ultimi due casi a novara

L'ultima di Alfano: "Espulsi 30 imam fondamentalisti". Sì, ma in 14 anni...

Il ministro: "Allontanati, in esecuzione di un mio decreto, due imam, con destinazione Tunisi e Casablanca. Si tratta di un tunisino di 39 anni e un marocchino di 42". Capirai...

Redazione
L'ultima di Alfano: "Espulsi 30 imam fondamentalisti". Sì, ma in 14 anni...

Si gloria e si bea, l'Angelino nazionale, nel dichiarare che "nel tardo pomeriggio di sabato sono stati espulsi, in esecuzione di un mio decreto, due imam, con destinazione Tunisi e Casablanca. Si tratta di un tunisino di 39 anni e un marocchino di 42", entrambi residenti a Novara.


E sin qui nulla di male. I populisti lo dicono da sempre, di stare in guardia dai predicatori d'odio, e forse alla fine pure il ministro dell'Interno qualcosina ha capito. Ma che il Ministero ci faccia sapere che "sale così a 11 il numero degli imam rimpatriati dal gennaio 2015, con l'aggiunta di un dodicesimo, cittadino albanese, espulso il 9 agosto scorso dopo essere assurto ai vertici del centro di cultura islamica di Ferrara" e che "sono 30 gli imam espulsi dal 2002" sa tanto di presa per i fondelli. Trenta fondamentalisti in 14 anni sono un vero e proprio record. Di lentezza. Di questo passo fra tremila anni forse avremo sconfitto i jihadisti. Solo che per l'epoca, con quella che Oriana Fallaci chiamava "la conquista con il ventre", saremo già stati sottomessi e colonizzati da loro, che saranno dieci, cento, mille volte più di noi. Inoltre Alfano si prende meriti non suoi, dato che è ministro del Governo Renzi solo dal 2014. Le precedenti espulsioni le hanno fatte altri, ma pur di gonfiare il numero... Ed inoltre i suoi predecessori non avevano a che fare con l'Isis, affacciatosi sulla scena mondiale solo da poco e contro il quale andrebbero sì effettuati controlli di massa, con relative espulsioni.


Già perché nel 2014, quando cioè Angelino era diventato ministro, la rivista dei gesuiti Popoli (poi chiusa, pur essendo anche on line) denunciava: "Non si sa quanti imam operino nel nostro Paese, su questo aspetto non esistono statistiche ufficiali. Si può però fare una stima: in Italia sono attive circa 800 tra moschee e sale di preghiera e si presume che ognuna di esse abbia un imam". Non tutti sono fondamentalisti, per carità, ma non è dato di sapere - dato che celebrano in arabo - cosa predichino e cosa dicano. Specie quelli che, più tecnologici, sono approdati adesso sul Web, ove reclutano e indottrinano fedeli.


Di obbligarli a tenere i sermoni in Italiano - proposta che i leghisti hanno avanzato sino alla nausea - non c'è verso. Il duo Alfano-Renzi da quell'orecchio non ci sente. "È discriminazione", vi dicono. Poi quando c'è il fatto di sangue si passa dalla balla della discriminazione a quella della depressione. Tutti depressi, quelli che uccidono urlando "Allah Akbar".


Anche l'America, negli anni passati, ospitava riunioni di "associazioni culturali" islamiche e, quando nel Natale del '92 un reporter riuscì ad infilarsi in uno di questi raduni di massa a Oklahoma City e a filmare, scoprì che costoro predicavano l'eliminazione dei "crociati" ed invitavano a "far scorrere il sangue". Uno degli imam citati come esempio ebbe poi un ruolo fondamentale negli attentati dell'11 settembre 2001. Non è il caso di fare di tutt'erba un fascio, ma Obama - che all'epoca non era ancora presidente ma senatore - quella lezione non la imparò, e nemmeno l'Occidente né l'Italia. E nessuno vuole ricordare, ripetendo così i vecchi errori.


Oggi Alfano gongola per 2 esplusioni. Con arrivi di migliaia e migliaia di "profughi" ogni giorno, infiltrati da foreign fighters (ce lo dice il Copasir e ce l'ha detto in faccia pure l'Isis, ma Angelino continua a non sentire) c'è assai poco da stare allegri. Per due che se ne vanno ne arrivano duemila. Se è questa la lotta al terrorismo, stiamo freschi...

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