Onore alla memoria

Trentaquattro anni fa Cosa Nostra uccideva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

Nell’agguato a Palermo morirono anche la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. "Qui muore la speranza dei palermitani onesti", recitava una scritta apparsa all'indomani

Fabio Cantarella
Trentaquattro anni fa Cosa Nostra uccideva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

Foto ANSA

Trentaquattro anni fa, esattamente il 3 settembre del 1982, cosa nostra uccideva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro. Il generale Dalla Chiesa, prefetto di Palermo inviato dal governo del tempo proprio per affrontare l’emergenza criminalità organizzata, venne ucciso a colpi di kalashnikov da un veicolo che si affiancò alla sua automobile.

Carlo Alberto Dalla Chiesa, medaglia d’oro al valore civile alla memoria, entrò giovanissimo nell’Esercito Italiano, combattendo nel 1941 in Montenegro la Seconda Guerra Mondiale. Passato all'Arma dei Carabinieri e trasferito ad Ascoli, negli anni successivi alla guerra si occupò soprattutto della lotta al banditismo nell'Italia meridionale e negli anni Sessanta fu trasferito in Sicilia per occuparsi del soccorso ai terremotati del Belice e della scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.

Durante gli anni Settanta, la sua attività si focalizzò sulla lotta alle Brigate Rosse, ottenendo risultati molto apprezzati che portarono il ministero dell'Interno, nel 1982, a nominarlo prefetto di Palermo. “Mi mandano in una realtà come Palermo con gli stessi poteri del prefetto di Forlì, se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi, non possiamo delegare questo potere né ai prevaricatori, né ai prepotenti, né ai disonesti”, disse appena nominato.

A causa dell’agguato pochi giorni dopo, il 15 settembre, morì anche l'agente Domenico Russo. Totò Riina e Bernardo Provenzano, sono stati condannati all'ergastolo come mandanti dell’omicidio.

"Qui muore la speranza dei palermitani onesti", recitava una scritta che fu affissa il giorno seguente all’agguato in via Carini, la strada del capoluogo siciliano in cui il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa venne ucciso.


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