la testimonianza di mons. hindo

Siria: per gli aiuti occidentali si paga il pizzo all'Isis

"Siamo circondati", afferma il presule. "A nord il confine con la Turchia è chiuso, a est ci sono l'Isis e i curdi, a ovest e a sud ancora lo Stato Islamico. Niente passa di lì, tutto giunge in aereo"

Redazione
Siria: per gli aiuti occidentali si paga il pizzo all'Isis

Una città sotto assedio, piagata dai combattimenti, circondata da ogni parte, dove il poco cibo a disposizione ha un prezzo inaccessibile per la popolazione. È la città di Hassaké, come la racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi, arcidiocesi che comprende Raqqah, la capitale dello Strato Islamico in Siria. "Ora la situazione è più tranquilla, ma fino a qualche giorno fa non potevamo uscire di casa", riferisce il presule raccontando i lunghi giorni di combattimenti tra gli eserciti curdo e siriano iniziati il 16 agosto scorso.


"Gli scontri hanno colpito anche l'arcivescovado. Un colpo di mortaio è arrivato ad appena 40 centimetri da me". Monsignor Hindo, tramite il nunzio apostolico a Damasco, ha chiesto prima il sostegno degli Stati Uniti e poi, avvertito della presenza di un generale dell'esercito russo, della Federazione Russa. "Da diversi giorni chiedo che vengano smantellati i check-point della città, che non servono ad altro che ad alimentare le tensioni e si trovano in maggioranza nell'area abitata dai cristiani". Prima dell'inizio degli scontri tra i curdi e le forze lealiste, monsignor Hindo aveva offerto l'arcivescovado siro-cattolico come sede d'incontro per una negoziazione tra le parti finalizzata alla rimozione dei check-point, introdotti nel giugno 2015 quando lo Stato Islamico si era impadronito di gran parte di Hassaké. Ora l'Isis è a 70 chilometri. Ma pur non rappresentando al momento una minaccia diretta, gli uomini di al-Baghdadi impediscono l'arrivo di aiuti umanitari e beni di prima necessità.


"Siamo circondati", afferma il presule. "A nord il confine con la Turchia è chiuso, a est ci sono l'Isis e i curdi, a ovest e a sud ancora lo Stato Islamico. Niente passa di lì, tutto giunge in aereo. Stanno arrivando dei carichi di cibo ma non basteranno neanche per il 5% della popolazione che qui conta un milione e 200mila persone". I pochi rifornimenti che riescono a raggiungere Hassaké e Qamishli via terra, devono pagare una "tassa" allo Stato Islamico, ma spesso gli estorsori non si accontentano. "Una volta su cinque si impadroniscono comunque di tutto".

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