quando i social donano pubblicità

Facebook, storia di un taccagno

Mark Zuckerberg promette alla Luiss 500mila dollari, ma solo in pubblicità. Il giovane miliardario anziché staccare un assegno per i terremotati ha pontificato sulla solidarietà digitale...

Andrea Lorusso
Facebook, storia di un taccagno

Foto ANSA

Si chiama solidarietà 2.0, oppure si potrebbe chiamare pubblicità solidale, oppure ancora, con un pizzico di malizia in più, pubblicità ai social network. Si perché Mark Zuckerberg, inventore del planetario Facebook, ospite dell’Università privata Luiss di Roma ha promesso in maniera “innovativa” fondi per il terremoto che ha recentemente aperto il cuore del centro-Italia.

Mezzo milione di dollari alla Croce Rossa italiana. Pochi, tanti? Chi siamo noi per giudicare il portafoglio altrui? Però attenzione, non parliamo di denaro liquido. 500mila dollari in AD credits, ovvero in spazi pubblicitari sulla sua piattaforma digitale. Il giovane miliardario anziché staccare un assegno per i terremotati che potesse prevedere la ricostruzione di edifici, cibo, acqua, istruzione, riscaldamento, elettricità, viabilità, strade, ecc, ha pontificato sulla solidarietà digitale.

Ovviamente in rete s’è scatenato un vespaio di polemiche, tra favorevoli e contrari: “Sciacallo, braccino corto, tirchio, ecc.” Premettendo che ogni tipo di aiuto sia lodevole e che qualunque cosa sia meglio di niente essendo un dovere morale, civico, a cui comunque nessuno ti costringe, suppongo sia caustico dall’altro lato lodarlo come gran benefattore.

Non perdiamo di vista il punto che questi  500mila dollari, sono soltanto un artificio digitale. Un coupon che non acquista nessun bene materiale, che non svuota magazzini e soprattutto che non produce nessun ammanco in denaro. Mettere a disposizione questa pubblicità non solo non ha nessun costo per il magnate,  ma non comporta neanche un mancato incasso, essendo illimitati i banner digitali non si esauriscono. Parliamo di bit, a cui tra l’altro mai avrebbe pensato di accedere la Croce rossa italiana. Certo adesso che sono a disposizione, li useranno e aiuteranno la causa con la possibilità di raggiungere milioni di utenti. Tuttavia è ovvio che mai si sarebbero sognati di comprare pubblicità sui social con la gente sotto le macerie.

Un po’ come la storia dei bagni senza carta igienica e delle lavagne interattive in classe. Il superfluo è sempre il lusso di chi può permetterselo.

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