notabili note

Presidenziali francesi: Macron, il finto rivoluzionario, o Marine e il suo movimento di popolo vero?

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Edoardo Varini

Edoardo Varini

Dopo anni, dopo decenni di editoria e comunicazione mi sono reso conto che senza una precisa scelta d'azione lo scarto tra la parola e lo stato delle cose è incolmabile. Se questo scarto era tollerabile un tempo, quando all'incirca il nostro Paese viveva in un sostanziale benessere, ora non lo è più. In ragione di 5 milioni di poveri e stipendi e pensioni da fame non lo è più. In ragione di riforme di cartapesta e malgoverno non lo è più. Non è tornato il tempo dell'impegno, è giunto per la prima volta. Quello degli anni Settanta era un impegno ideologico spesso, troppo spesso avulso da una reale cognizione della condizione socio-economica delle persone. L'impegno di oggi – ancora di pochi ma è sufficiente contarsi ogni giorno per vedere che il numero cresce – ha dalla sua la forza del bisogno e la lucidità di un pensiero nuovo forgiato dallo scontro quotidiano con quell'entropia che il capitalismo sregolato unito ad una malintesa idea di sinistra senza volto né identità vorrebbe trionfante ma ancora non lo è. Opporsi a questa disumana insensatezza è un dovere. Doverosamente scrivo allora queste notabili note.

Presidenziali francesi: Macron, il finto rivoluzionario o Marine e il suo movimento di popolo vero?

Foto ANSA

Il primo turno delle elezioni presidenziali di Francia è stato vinto la scorsa domenica da Emanuel Macron con il 23,8% dei voti. Emanuel è il leader di un movimento indipendente di centro, che è come tutte le cose di centro: privo di idealità. Già nel nome, En Marche!, che sembra pronunciarlo la Libertà che guida il popolo di Delacroix e che invece per esteso suona «Association pour le renouvellement de la vie politique». Non cambiamento della vita del popolo, badate bene, «della vita politica».

Non è un sfumatura, è sostanza. Perché così non spaventa nessuno ed ecco il successo elettorale. Il movimento di Macron è una presa in giro. Stravotato da chi è benestante e istruito per poter seguitare ad essere la prima cosa: l'istruzione vera, quella che insegna a considerare il prossimo tuo come te stesso, a nessuna classe privilegiata importa, nemmeno nella terra dell'uguaglianza e della fraternità.

Marine Le Pen, leader del Front National, il maggiore partito della Destra francese – "di estrema destra", la definizione comunemente affibiatagli dai media, non ha senso alcuno: "estrema" in democrazia significa solo "eversiva" ed il Front National non lo è – è giunta seconda con il 21,5%.

Dunque il ballottaggio, domenica l'altra, il 7 maggio, vedrà contrapposti Emanuel il furbetto e Marine. Marine che gode di una base elettorale di 7 milioni di persone, Marine che dicono che è antica come i valori che porta ma è la più presente sul Web, grazie al piccolo ufficio di esperti che l'assiste in Rue du Fauburg Saint-Honoré, Parigi, Centro, la stessa strada in cui venne inventata l'omonima torta dalla corona di bignè farciti.

Chi lo sa se dopo il 7 maggio i bignè saranno ancora appannaggio dei loro abituali consumatori o se «L'opprobre de tous les partis» – come recita la Marsigliese – sarà sconfitto una volta per sempre.

Vorrei dirvi questo cugini francesi: diffiderei di uno che si è chiamato il movimento En marche! per rubare un po' di voti nazionalisti e non Marchons! per non spaventare troppo i borghesi.

Il nuovo, il popolare, oggi sta da una parte sola: a Destra.

A presto. 

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