Date un palco a stefano

Parisi ci riprova

Non si arrende Stefano Parisi ai continui flop e rilancia la sua auto-leadership

Andrea Lorusso
Parisi ci riprova

Foto ansa.it

Si è innamorato dei riflettori il mite Stefano Parisi, passato dall’anonimato alla chiamata anonima al popolo di centrodestra, infatti non risponde nessuno. E se non c’è campo, probabilmente perché il segnale flaccido di questo moderatismo in salsa europea semplicemente non ha nessuna attinenza né con il corpo elettorale né con i reali problemi del Paese.

E così Venerdì 30 Dicembre Silvio Berlusconi presta ancora una volta le colonne de il (suo) Giornale per permettergli di archiviare il 2016 con qualche buon proposito mai andato in porto, come i post-it per l’inizio dieta sine die.

Parte con toni alti: “Renzi ci ha lasciato un Paese in profonda crisi, da ricostruire” e con un bell’intento: “Un programma concreto per costruire un unico soggetto politico che sappia fondere le anime liberale e popolare del Paese, recuperando gli 11 milioni di elettori persi in questi anni”. Benissimo, apre il cenone di benvenuto alla guida della coalizione con frasi vaghe e ovviamente condivisibili.

Cosa vuole costruire? Iniziamo a non capire: “Una grande area tra il Pd e la Lega” e che cos’è? “L'accordo va trovato su un progetto di chiara alternativa al centrosinistra. Serve una forte discontinuità con il passato: Un programma radicale, chiaro, che affronti e risolva finalmente problemi irrisolti da vent'anni”.

Va bene, ancora niente, ma almeno sul lavoro avrà una idea chiara: “Servono meno burocrazia, tasse abbassate per lo sviluppo e ponti d'oro agli italiani che investono”, e questo poteva anche dirlo la casalinga che borbotta davanti lo schermo durante Domenica Live. Però ecco che, a piè di intervista, Parisi stringe e finalmente mette a fuoco qualcosa di concreto, l’intervistatore si accorge che il suo interlocutore è più insipido di un piatto di neve e chiede lumi sull’elezione di Trump, e sulla Le Pen: “Segnali di allarme, votano così perché la politica non dà risposte. Per questo il centrodestra deve abbandonare politiche graduali, per fare piuttosto scelte radicali che risolvano i problemi”.

Rileggo, scorro dal basso verso l’alto, la metto in controluce, forse la sostanza è nella filigrana, forse nasconde in una bottiglia la ricetta per il Paese, forse non è come sembra, forse siamo noi italiani a non capirlo. Già, perché uno che non ha nessuna idea, nessun seguito, nessun carisma, nessuna vittoria significativa alle spalle, nessuna sponda partitica, nessun feeling con la pancia ma nemmeno con la rotula degli elettori, non dovrebbe fare il candidato Premier?

Perfino il Cavaliere, che ne ha bolliti di delfini, si è velocemente annoiato del soporifero Stefano. Se a vedere Parisi si riconosce il physique du role di Alfano, da preoccuparsi evidentemente c’è.

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