la lotta per il predominio sull'umanità

Riflessioni sul protezionismo

Marco Mari
Riflessioni sul protezionismo

I paladini della globaizzazione, oggi spacciata per democrazia, subito dopo il comizio pronunciato da Trump in occasione del suo insediamento, si sono scagliati sul neo-presidente Usa reo di voler riportare il protezionismo. In particolare hanno colpito le sue parole: “torniamo a mangiare americano ed assumere americano” tanto chiare quanto inequivocabili e che ci portano a fare alcune riflessioni.
Oggi il mondialismo ci viene spacciato come unico modello in grado di garantire benessere al pianeta come se prima del 1992 (anno di sptipulazione del WTP) non ci fosse il commercio internazionale. Quindi per i globalisti reintrodurre dogane dazi equivarrebbe a far rportre ill mondo all’età medievale. E qui sta l’inganno: il protezionismo significa far tornare a vivere i territori ed i singoli Stati. Finchè erano in vigore frontiere e dazi doganali i singoli Stati avevano il proprio sistema-Paese: un proprio comparto industriale e la propria agricoltura che davano lavoro equamente pagato ai loro popoli. Che pagavano tase e tributi per averne in cambio servizi essenziali (Assistenza sociale e sanitaria, pensioni, istruzione scolastica, trasporti pubblici. E applicavano sovratasse in entrata a quiei prodotti che facevano concorrenza sleale a quelli interni al fine di difendere le proprie produzioni ed i propri posti di lavoro.
Con l’avvento della globalizzazione e la conseguente scomparsa delle barriere doganali, siamo stati insavsi da merci provenienti da paesi come Cina, India, Brasile, Turchia nei quali i “marchi” operano avvalendosi di manodopera a basissimo costo, che hanno finito per distruggere i tessuti produttivi dei nostri paesi.
I grandi media, altoparlanti del sistema dominante, puntano a dipingere il protezionismo di Trump e dei populisti alla Le Pen, e Salvini in Europa, come una cosa brutta, antistorica e portata a impoverire l’Occidente. Del resto non possono fare altro poiché oggi tvù e quotidiani – salvo rarissime eccezioni - sono di proprietà di grandi gruppi economico-finanziari. Chi detiene la produzione controlla anche l’informazione. La realtà è un’altra: il ptezionismo è appliciato dalla globalizzazione dal almeno 25 anni per difendere i propri privilegi. Il sistema economico attuale tutela le corporation che approfittando dell’assenza di regole hanno mani libere su tutto. Una pacchia! E’ come lasciare una volpe in un pollaio pieno di galline.
La globalizzazione è servita ai grandi gruppi industriali per assorbire o eliminare aziende concorrenti e accaparrarsi le loro quote di mercato e decuplicando i profitti senza portare benefici rilevanti ai consumatori.
Provate a confrontare le bollette di casa a quelle di dieci o vent’anni fa: vedrete che sono quasi tutte cresciute. E la stessa cosa vale per la maggior parte dei prodotti dei supermercati, prodotti non solo alimentari.
Addirittura peggio è andata ai lavoratori: questi ultimi difatti stanno perdendo i diritti sociali (lavoro equamente retribuito a tempo indeterminato è sostituito da contratti a temine, jobs act o coi voucher, ma sta venendo smanettato anche il diritto ad una pensione dignitosa). Dall’avvento del Mercato Globale (WTO) hanno chiuso i battenti decine di migliaia di imprese stroncate dalla concorrenza quasi sempre sleale e sono stati persi milioni di posti di lavoro: solo in Europa i disoccupati sono 23 milioni. E certa gente ha il coraggio di parllare ancora di benefici effetti del mercato senza una regolamentazione? La deregolamentazione favorisce solo i grandi gruppiindustriali a scapito dei piccoli.
Donald Trump non ha parlato di chiusura totale nei confronti del mondo, ma di un rapporto diverso coi singoli paesi verso i quali gli Usa non avranno più un atteggiamento di supremazia tentando di imporre il proprio modello economico, ma rispettando gli interlocutori e restando per chi lo vorrà un esempio da seguire. Il neo-presidente Usa ha capito che solo la supremazia degli Stati sull’economia può dare ai cittadini una esistenza dignitosa: e questo può arrrivare solo dalla politica che deve dettare le regole del gioco altrimenti il più forte o spietato si impone su tutti. Ogni cosa ha le sue regole e quindi anche il mercato deve avere un regolamento: perché il “mercato”, che oggi ci viene spacciato come una cosa animata, non è altro che l’insieme delle leggi che regolano il gioco economico. E per riportare ordine alla anarchia esistente c’è bisogno di una classe di politici nuovi e non servitori del capitalismo, che riportino al centro l’uomo e non l’economia come avviene ora. I cittadini hanno già suggerito la strada a Gran Bretagna e Stati Uniti. Ora tocca ad alcuni paesi europei come Olanda, Francia e Germania che entro l’anno andranno alle urne. Vedremo come andrà a loro e anche a noi che siamo in attesa di andrare, spero presto, al voto. La speranza è quella di rovesciare il tavolo e riportare quell’equità e quella giustizia che i fans del capitalismo detestano.
E’ una lotta per il predominio dell’economia sull’umanità che a sua volta diviene una merce. E per farlo il Capitale deve distruggere l’unico baluardo a difesa dei popoli: gli Stati nazionali con le loro singole Costituzioni create dalla buona politica e non quella poco limpida e schierata di oggi. Che sarebbe meglio mandare in pensione il prima possibile.

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