Intervista al filosofo controcorrente

Diego Fusaro: "Il PD è il nemico principale dei lavoratori e del ceto medio"

"Quello di Renzi è il partito di rappresentanza delle èlite: tutela gli interessi della grande finanza disprezzando i ceti medi della piccola impresa, gli operai, i precari e i disoccupati. Vuole più Europa, tradendo l'interesse nazionale. Io sto con i populisti"

Marco Dozio
Diego Fusaro: "Il PD è il nemico principale dei lavoratori e del ceto medio"

Foto da Facebook

“Populista è, nella neolingua, chiunque difenda interessi che non siano quelli dell’èlite dominante finanziaria”, scrive Diego Fusaro, filosofo, direttore scientifico dello Iassp (Istituto alti studi strategici e politici), abituato a ribaltare luoghi comuni e a contrastare il pensiero unico.

I populisti, dileggiati e screditati, sono l’unico argine al dominio dell'establishment politico e mediatico?
Oggi abbiamo un conflitto di classe alto-basso. In alto abbiamo l’aristocrazia finanziaria, con al seguito intellettuali prezzolati che elaborano quadri concettuali per difenderla. In basso invece abbiamo masse precarizzate che sono la risultante della pauperizzazione del ceto medio e della classe lavoratrice.  È evidente che l’èlite dominante e i suoi intellettuali fanno l’interesse esclusivo di se stessi, e disprezzando il popolo con la categoria di populismo disprezzano le richieste del popolo stesso e ogni tentativo di guardare le cose dal basso anziché dall’alto. La neolingua chiama populista chiunque guardi all’interesse delle masse anziché a quello dell’èlite. Non avendo tessere di partito, guardo con simpatia tutte le forze politiche che sono contro le èlite finanziarie e guardano al popolo. Sono dalla parte di tutti i partiti populisti, come vengono diffamati dalle èlite.

Disprezzare il popolo significa anche disprezzarne le scelte elettorali?
Questa aristocrazia finanziaria è un’èlite “demofobica”, che odia il popolo e odia la democrazia. Tant’è che quando il popolo vota contro rispetto alle volontà dei mercati e della finanza, si dice che si è “abusato della democrazia”, come appunto ebbe modo di dire Mario Monti. Il caso Brexit è eloquente, così come il voto della Grecia contro l’austerity paneuropea. Abbiamo un conflitto alto-basso, èlite-popolo. Non c’è più destra e sinistra, ma c’è alto-basso, un’èlite che disprezza il popolo e le residue democrazie legate agli stati sovrani nazionali.

Il PD in questo contesto rappresenta una sorta di avanguardia delle èlite dominanti?
Certamente. Il PD è il partito di rappresentanza politica dell’èlite finanziaria, tant’è che mette in piedi una sua specie di gruppo Bilderberg alla Leopolda. Il PD tutela sempre e solo gli interessi della grande finanza, si mostra al tavolo delle trattative con finanzieri come Serra e con imprenditori del big business come Marchionne e Farinetti, disprezzando sovranamente i ceti medi della piccola impresa nazionale e i ceti lavoratori delle fabbriche industriali, oltre che i precari e i disoccupati.

Votare PD, come recita un manifesto dei renziani, significa votare l’Europa. L’UE è uno strumento per la distruzione dei diritti? Lei stesso spiega come il PD sia diventato il partito dei diritti civili mentre distrugge quelli sociali.
Quel manifesto mi ha colpito molto. “Vota l’Europa, scegli il PD”. È la prova provata che il PD è il partito che tradisce l’interesse nazionale e tutela l’interesse transnazionale, mondialista e cosmopolita dell’èlite finanziaria che mira a desovranizzare l’economia e a spoliticizzare i rapporti di forza, in modo che vinca sempre e solo il libero mercato deregolamentato e l’èlite finanziaria stessa. È evidente che il PD è il nemico principale del popolo, dei lavoratori e del ceto medio: è il partito di rappresentanza delle èlite. Non c’è nulla di più distante dagli interessi del lavoratore delle battaglie del PD su “più Europa e più libero mercato”. Al lavoratore non gliene importa nulla che ci sia il matrimonio omosessuale. Al lavoratore interessa avere un salario dignitoso, la sanità garantita, la possibilità di farsi una famiglia e mandare i figli a scuola, quelli che un tempo erano i diritti sociali per i quali combatteva la sinistra, volgarmente tradita dal PD di Renzi e compagnia cantante.

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