La filosofia del giardiniere

Riflessioni filosofiche, rimembranze e scorci infiniti su una Natura da accudire

Tratteggi lirici, ed osservazioni profonde sulla necessità fisica e metafisica di dedicarsi alla costruzione di un giardino

Stefania Genovese
Riflessioni filosofiche, rimembranze e scorci infiniti su una Natura da accudire

Rosa Sanremo, realizzata da Stefano Calvino

Corredato da un celebre aforisma di Marguerite Yorcenaur, apposto su una semplice copertina blu, che ne enfatizza positivamente il soggetto, e che ne esalta la lieve preziosità della cura verso il mondo vegetale ed animale, eccovi, il nuovo scritto dell'etologo Roberto Marchesini. Attraverso il fluire dei suoi pensieri, approcciando l'orizzonte del verde e dell'azzurro che lo circondano, si incomincia un viaggio che annega lo sguardo sul mare delle possibilità. Un percorso appassionato che ci trasposta sulle note della pazienza del giardiniere, esaltandone la sua professione demiurgica, la sua sagace diligenza, il suo dialogo con le segrete e paterne vocazioni universali, insite nel giardino che accudisce".


"Come un evangelista di Pan, lascio che la Natura illumini il mio cammino, trasformi il mio carattere in un dettato", scrive l'autore. Il giardino è un rifugio, un dono che spesso viene deturpato dall'hybris, eppure sempre evocatore di nostalgie remote ed ancestrali. Colui che destina se se stesso alla salvaguardia della vegetazione, che chiacchiera con coccinelle e querce, discutendo animosamente con afidi ed infestanti, possiede il dono maieutico di far dischiudere gemme e boccioli, di dispensare una sollecitudine mai acquietata verso il suo mondo di morte apparente, e di ciclica rinascita. " Il giardino è per lui un menabò che metamorfizza prima di tutto nell'immaginario; è lì che la vegetazione mette radici e dispiega la chioma", prosegue Marchesini.


La filosofia del giardiniere è un dialogo vivido, riflesso ed annotato mentalmente con una flora vivente che si riflette nell'inconscio e nelle trame impressionistiche del mondo. Per questo motivo l'autore definisce l'estro del giardiniere come una negoziazione estatica, un saper rifuggire da sé, mentre si esplorano virtualità nascoste, mentre ci si adopera per portare in essere quelle epifanie nostalgiche della creatività, mentre si coniuga la propria empatia al genius loci, rispettando i dettami dell'ecosistema presente. Un po' Thoreau, un po' Pejrone, tessendo i fili cogitativi quasi heideggeriani, Marchesini dunque ci offre una visione nuova, profonda e metamorfica di questo ecologico architetto.


Così mediando esistenzialismo e trascendentalismo, assieme a lodi per perizie artistiche di coltivazione, egli ci racconta una Natura foriera di sensazioni ed appagamenti, della quale il giardiniere fa emergere campi di possibilità e nuove realtà vagheggiate in un alternarsi di successi e fallimenti. "Abbiamo bisogno di far posto, di aprire le porte del nostro mondo, di farci soglia per avere un giardino", scrive l'etologo. E così che esso non è più un esercizio solipsistico di un sognatore ma un incontro, un'antologia tacita, ove lentamente se pur con imprevisti nasce un'opera che gioca con gli spazi e trascende il tempo... Passeggiare in un giardino, assaporando il suo silenzio, e le sue segrete ed inebrianti virtualità che si dispiegano tra i frattali fogliari degli alberi significa inebriarsi di luce fisica e di emozioni che nutrono l'anima. Se nella prima parte sono le evocazioni letterarie a condurci per mano nel giardino, nella seconda spiccano invece graziosi, fiabeschi e quasi "sospesi" scorci di flora e fauna sparsi nel mondo.

Roberto Marchesini- La filosofia del giardiniere- Graphe.it Edizioni. Sul sito www.filosofiadelgiardinere.it si possono trovare info e contenuti inediti sempre legati al libro

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