Gli orrori islamici di Huddersfield

Tommaso Madia
Gli orrori islamici di Huddersfield
Pervertiti e disumani. Sono solo due degli aggettivi usati dal giudice di Leeds in Inghilterra, per descrivere 20 uomini, tutti di origine pachistana, condannati a Huddersfield. Quella che apparentemente sembra una cittadina tranquilla nel cuore della Gran Bretagna nascondeva, e secondo diverse fonti nasconde tuttora, un giro di sfruttamento sessuale minorile inquietante. Delle bambine sono state trasformate in schiave del sesso in quanto la suddetta gang adescava le prede per strada, all’uscita da scuola o alla stazione degli autobus. Apparentemente poteva essere un semplice invito a una festa. Ma qui, poi, c’erano gli alcolici. E dentro gli alcolici c’era la droga. Quello che succedeva dopo lo si può immaginare. “A un certo punto sono rimasta sola con uno di loro. Quella è stata la prima volta che mi hanno stuprato. E prima di quella notte non sapevo nemmeno cosa fosse il sesso”, racconta K., che per motivi legali deve rimanere anonima. E poi aggiunge un dettaglio inquietante: “Spesso ci dicevano che noi non eravamo altro che spazzatura bianca” Gli abusi hanno avuto luogo tra il 2004 e il 2011. I 20 uomini di Huddersfield, che fanno tutti parte della comunità musulmana locale, hanno commesso oltre 120 reati ai danni di 15 bambine e ragazze. Il leader della gang, Amere Singh Dhaliwal, 35enne sposato con due figli, è stato condannato all’ergastolo. “L’entità e la gravità della tua violenza superano di gran lunga tutto ciò che ho visto in tutti i miei anni di lavoro”, ha affermato poco prima della sentenza uno dei giudici coinvolti. Le altre bestie del gruppo hanno preso invece dai cinque ai 18 anni. Dal 2005 ad oggi, circa 300 uomini sono stati condannati per stupro, traffico di minori e sequestro di persona. Di questi, la maggioranza è parte della comunità musulmana locale e nell’84% dei casi trattasi di pachistani oltre ad una altra modesta percentuale di . somala. Questo crimine, fino a qualche anno fa, raramente veniva discusso nel Paese in quanto rappresentava una sorta di tabù e difatti questi abusi sessuali sono stati spesso ignorati o addirittura insabbiati. La polizia si è scusata pubblicamente per avere ignorato per anni le innumerevoli richieste di aiuto da parte di ragazze e famiglie e molti poliziotti hanno ammesso che avevano paura di essere identificati come razzisti affrontando l’argomento. E così, la protezione della reputazione istituzionale o della coesione comunitaria è venuta prima della tutela di queste bambine. * Testo tratto dal sito “Gli occhi della guerra” - sito no allineato al pensiero unico e al politicamente corretto. Tommaso Madia - Milano

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