follie omicide

Dodicenne si finge morta vicino al cadavere della madre e scampa alla follia omicida del patrigno

L'omicidio si è consumato a Dorno. Roberto Garini ha freddato la sua compagna, Manuela Preceruti, a colpi di pistola. Nell’appartamento c’era anche la figlia della donna che si salva solo fingendosi morta

Fabio Montoli
Dodicenne si finge morta vicino al cadavere della madre e scampa alla follia omicida del patrigno

Foto da Facebook

L'ultima discussione è scoppiata mercoledì sera poco dopo le 23. Poi la mattanza. Secondo una prima ricostruzione, martedì sera un uomo di 51 anni, Roberto Garini, ha discusso violentemente con la compagna, Emanuela Preceruti, di sette anni più giovane, e l’ha freddata in bagno con una decina di colpi di pistola. Il tutto davanti alla figlioletta di 12 anni. Anche la piccola è rimasta ferita di striscio, ma si è salvata, per miracolo, fingendosi morta accanto al corpo della madre. Quando il folle omicida se n’è andato, la bambina, disperata, è saltata dalla finestra, un volo di cinque metri, ed è andata a chiedere aiuto ai vicini di casa.

Sembra che la donna si fosse chiusa in casa con la piccola, per sfuggire all'ennesima dura litigata con il compagno, ma lui ha sfondato la porta, l'ha inseguita e raggiunta, scaricandole addosso almeno dieci colpi con una pistola calibro 9. Nessuno scampo. Dopo il delitto, avvenuto attorno alle 23 al civico 95 di via monsignor Passerini a Dorno, un paese di cinquemila abitanti, sembra che Roberto Garini abbia fatto ritorno nel suo appartamento e, con un messaggio, abbia avvisato un amico di quel che era accaduto, pregandolo di chiamare le forze dell'ordine. Quando i carabinieri di Garlasco e Vigevano sono arrivati sul luogo, si sono avvicinati con cautela, non sapendo bene quale situazione di sarebbero trovati di fronte. La porta dell'alloggio era aperta. La pistola era appoggiata sul tavolo e l'uomo era in lacrime mentre abbracciava il corpo straziato e senza vita della compagna. Si è consegnato senza opporre resistenza.

Dalle testimonianze raccolte dai militari dell'arma, sembra anche che l’uomo, quella sera, avesse bevuto. I vicini dicono di aver sentito le urla provenire dalla palazzina a due piani in cui Garini e la compagna con la figlia vivevano in due appartamenti separati, ma comunicanti per mezzo di una porta di servizio. Non si conosce ancora però il motivo di quell'ultima discussione dal tragico epilogo. La vittima, 44 anni, era originaria di Dorno, ma era tornata in paese solo un anno fa, dopo un periodo trascorso in Francia, dove si era sposata e aveva avuto la bambina. Separata dal marito, aveva incontrato Garini su facebook, che l'aveva corteggiata fino a convincerla a ritornare in Italia.

Lui, operatore socio sanitario al policlinico San Matteo di Pavia, le avrebbe messo addirittura a disposizione l’appartamento vuoto del padre, di fianco al suo. Ma il destino che li attendeva era tragico. Durante l’interrogatorio Garini ha confessato tutto. Ora è detenuto nel carcere di Torre del Gallo a Pavia con l’accusa di omicidio volontario aggravato dall’efferatezza e dai futili motivi. La piccola, invece, è tuttora ricoverata in stato di shock e con alcune ferite al Policlinico San Matteo di Pavia, lo stesso ospedale dove lavorava l’assassino che ha messo fine alla vita di sua madre.

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