Macello islamico

Strage di Istanbul, gli 007 turchi avevano lanciato inascoltati l'allarme da 20 giorni

Fermate numerose persone, tra le quali alcuni stranieri, in diversi blitz della polizia nei covi dei terroristi. Polemiche per le evidenti falle nella sicurezza

Redazione
Strage di Istanbul, i kamikaze dell'Isis arrivavano da fuori Turchia. Gli 007 avevano lanciato l'allarme da 20 giorni

Ambulanze davanti allo scalo dopo l'attentato. Foto ANSA

Sono almeno 11 le persone fermate nei blitz compiuti questa mattina dalla polizia turca in 16 covi di sospetti militanti dell'Isis a Istanbul, dopo l'attacco che martedì sera ha ucciso 42 persone all'aeroporto Ataturk. L'agenzia statale Anadolu riferisce che diversi raid sono stati condotti anche in 4 quartieri di Smirne, sulla costa egea, portando al fermo di altri 9 sospetti membri dello Stato islamico; nelle loro abitazioni sono stati trovati 3 fucili e diversi documenti che li legherebbero al Califfato in Siria. L'esercito turco ha annunciato di aver ucciso sabato 2 presunti membri dell'Isis di nazionalità siriana, mentre cercavano di attraversare il confine con la Siria. Uno dei 2 era ricercato in Turchia perché sospettato di preparare attacchi kamikaze ad Ankara o ad Adana, nel sud del Paese; tra le persone fermate ci sono anche 3 stranieri. Gli investigatori sono certi che all'aeroporto un kamikaze abbia fatto da ariete facendosi esplodere all'esterno per poter far passare due complici dentro la struttura. Secondo i media i terroristi sarebbero tre cittadini del Tagikistan, ma qualcuno parla di almeno un ceceno.

Quello che è ormai certo, come confermato anche dal premier turco Binali Yildirimè, è che dietro la strage all'aeroporto ci sia l'Isis. L'ennesimo attacco terroristico sulle rive del Bosforo - il quarto di quest'anno - è stato anche il più sanguinoso: 42 morti, di cui almeno 15 stranieri, senza contare i tre kamikaze che si sono fatti esplodere dopo aver aperto il fuoco sulla folla al terminal internazionale, e 239 feriti. Le indagini hanno seguito sin dalle prime ore la pista dell'attacco jihadista: uno dei kamikaze ha agito da ariete, facendosi saltare in aria all'esterno e creando il caos che ha favorito l'ingresso degli altri due. La Turchia guarda allo specchio soprattutto le lacune del suo sistema di sicurezza e di prevenzione: una lettera che avvisava della minaccia imminente di attacchi dell'Isis giaceva da almeno 20 giorni sui tavoli delle autorità, mittenti gli 007 turchi. Tra i siti definiti a rischio c'era anche anche l'aeroporto Ataturk, ma l'allarme è stato ignorato o almeno trascurato; sotto accusa ci sono poi le falle della sicurezza nello scalo: il doppio filtro di controlli, con un primo passaggio ai metal detector già all'ingresso, non è bastato a fermare i terroristi.

Dallo Stato islamico, nel giorno simbolico in cui celebra il secondo anniversario dell'auto-proclamato Califatto da parte di Abu Bakr al Baghdadi, non sono giunte finora rivendicazioni esplicite. Il governo di Ankara sottolinea come l'attacco sia giunto proprio nel giorno in cui ha firmato l'accordo di riconciliazione con Israele, a 6 anni dall'incidente della Mavi Marmara, e riallacciato i contatti con la Russia, suggerendo un nuovo tentativo di destabilizzazione. Oltre un centinaio di feriti accertati sono ancora in ospedale, di cui 41 in terapia intensiva. La Turchia, intanto, ha fretta di tornare alla normalità: già nella prima mattina di ieri lo scalo era stato parzialmente riaperto, ben prima di quanto previsto nell'immediatezza dell'attacco, ma molte compagnie hanno preferito comunque non far partire subito i loro aerei per Istanbul. Nel Paese il clima resta tesissimo, coi social network inaccessibili fino a ieri sera per evitare lo scambio e la diffusione di informazioni sull'attacco.

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