L'Inghilterra se ne va? Meglio per noi

Brexit "disastro"? Quante balle…

L’uscita della Gran Bretagna dalla Ue potrà portare diversi benefici ai Paesi poveri dell’Unione, come Italia e Spagna. Farà ripartire il mercato immobiliare ed attirerà gli investitori stranieri sul nostro territorio

Alfredo Lissoni
Disastro Brexit? Quante balle…

Ce l’hanno spacciata come un disastro economico, hanno parlato di crollo delle Borse (che due giorni dopo, invece, si sono riprese; addirittura, quella britannica ha subito meno danni di tutte le altre), hanno paventato lo svuotamento dei conti correnti, lo stop delle esportazioni italiane nel Regno Unito, il blocco dei permessi di studio e di lavoro per i nostri studenti, persino lo scoppio di una guerra (in Rai hanno sparato la panzana che la fine dei conflitti nel Vecchio Continente è stato dovuto alla nascita della Ue, il che significa non conoscere nulla della nostra storia recente e passata). Adesso, dopo tanta ipocrisia e dopo tante menzogne, la verità comincia a farsi largo. E si scopre, ad esempio, che la Brexit avvantaggerà le principali capitali europee ed il settore immobiliare nel medio termine. È emerso da un sondaggio effettuato da Scenari Immobiliari, svolto in  Italia ed in Europa fra 100 gestori immobiliari professionisti.

Oltre tre quarti dei venditori di case (capofila Casa.it e Investimentimmobiliari.uk.co) concordano sul fatto che, levatosi di torno il  pericoloso concorrente britannico, “il deprezzamento della sterlina, con il conseguente calo dei prezzi e la minore guerra tra investitori” porterà ad “un notevole aumento degli investimenti opportunistici a breve termine nel Regno Unito”. Un terzo degli immobiliaristi ritiene che, dopo un “limitato periodo di incertezza e di posticipazione delle decisioni di investimento, il mercato ritroverà il suo equilibrio e gli effetti della Brexit saranno modesti”.

Secondo lo studio di Scenari Immobiliari “è convinzione comune che i maggiori benefici andranno ai mercati più liquidi, soprattutto tedesco e francese, che da diversi anni seguono il Regno Unito nella classifica delle nazioni che attirano la quota più consistente di investimenti”. “Nell’Europa del Sud”, prosegue il rapporto, “si prevede un forte afflusso di capitali in Spagna e, in misura minore, in Italia”. In altre parole, case e palazzi per imprese e rappresentanze torneranno ad andare a ruba proprio in due delle nazioni più povere della Ue, Spagna e Italia.

Lo conferma anche la rubrica Metroquadrato del quotidiano free-press Metro, che ha scritto: “Lo spostamento delle sedi delle società europee dalla Gran Bretagna dovrebbe comportare un aumento della domanda locativa, e dunque delle quotazioni, di uffici in altre città, come Parigi, Francoforte, Madrid e Milano, che trarranno i maggiori benefici”. Una valutazione, questa, condivisa anche da un europeista convinto quale il professor Luigi Campiglio, docente all’Università Cattolica e al College di Cambridge.


Che, in un’intervista all’Eco di Bergamo, ribadisce il suo no al “leave”, definisce la Brexit “un disastro causato non da genuini sentimenti politici ma da un calcolo politico di Cameron”, ma alla fine ammette a denti stretti che “il crollo della sterlina è un problema ma anche un vantaggio. La sterlina ha un disavanzo delle partite correnti e delle partite commerciali elevatissimo. Una sterlina più a buon mercato favorirà l’export ma anche il turismo”; e che “le multinazionali ci penseranno due volte prima di investire nel Regno Unito o di effettuare mega-investimenti immobiliari come quelli che hanno fatto sinora i Fondi arabi”. Che decodificato significa che i petroldollari potranno affluire tutti qua…

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