Mafia a Messina

Confiscato patrimonio per un milione e mezzo di euro ad imprenditore di Caronia

È ritenuto appartenente ad una delle famiglie mafiose più potenti. Il fratello dell’ex capoclan Rampulla è stato condannato perché artificiere della strage di Capaci

Fabio Cantarella
Confiscato patrimonio per un milione e mezzo di euro ad imprenditore di Caronia

Maxi confisca operata dalla Direzione investigativa antimafia, dietro richiesta della sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina, nei confronti di Giuseppe Lo Re, imprenditore di Caronia in provincia di Messina, ritenuto elemento di spicco della famiglia mafiosa di Mistretta. Si tratta di uno dei clan mafiosi più potenti, un tempo guidato da Sebastiano Rampulla, deceduto nel 2010, già rappresentante provinciale di cosa nostra per la provincia di Messina e fratello di Pietro, condannato all'ergastolo perché ritenuto l'artificiere della strage di Capaci.

I militari hanno eseguito una confisca di beni per circa un milione e mezzo di euro tra cui due imprese del settore della commercializzazione delle autovetture e un’associazione che gestisce un night club. Ai suoi prestanome e ai componenti del suo nucleo familiare sono state confiscate cinque unità immobiliari, un rapporto finanziario, cinque autocarri ed autovetture. Inoltre, è stata disposta per Lo Re la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per quattro anni con obbligo di soggiorno nel comune di residenza e la messa in liquidazione dalla società Autoservice srl, evidenziata dalle indagini la sperequazione economico finanziaria tra il reddito e le reali disponibilità possedute da Lo Re.

Lo Re, pluripregiudicato per reati contro la persona ed il patrimonio, ha già manifestato la propria pericolosità sociale qualificata e l’indubbia levatura criminale, circostanza confermata, nel tempo, anche da diverse dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Santo Lenzo e Carmelo Bisognano. Lo Re, invero, è risultato nel tempo coinvolto e protagonista in numerose vicende giudiziarie, quali i ben noti procedimenti penali denominati “Mare Nostrum”, “San Lorenzo e Barbarossa”, “Charter”, “Icaro”, “Montagna” e, nell’anno 2012, nell’operazione “Dolce Vita”, nell’ambito della quale è stato colpito da misura custodiale in carcere, unitamente ad altri 13 soggetti, in quanto ritenuto il promotore di un’associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.

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