notabili note

Caro Parisi, i contenuti senza leadership non sono nulla

"Voglio provare a rigenerare il centrodestra con un programma politico liberale e popolare, alternativo al centrosinistra e concorrente con i Cinquestelle", un programma da definire "con una convention programmatica a settembre, a Milano, in cui raccoglieremo idee e proposte"

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Edoardo Varini

Edoardo Varini

Dopo anni, dopo decenni di editoria e comunicazione mi sono reso conto che senza una precisa scelta d'azione lo scarto tra la parola e lo stato delle cose è incolmabile. Se questo scarto era tollerabile un tempo, quando all'incirca il nostro Paese viveva in un sostanziale benessere, ora non lo è più. In ragione di 5 milioni di poveri e stipendi e pensioni da fame non lo è più. In ragione di riforme di cartapesta e malgoverno non lo è più. Non è tornato il tempo dell'impegno, è giunto per la prima volta. Quello degli anni Settanta era un impegno ideologico spesso, troppo spesso avulso da una reale cognizione della condizione socio-economica delle persone. L'impegno di oggi – ancora di pochi ma è sufficiente contarsi ogni giorno per vedere che il numero cresce – ha dalla sua la forza del bisogno e la lucidità di un pensiero nuovo forgiato dallo scontro quotidiano con quell'entropia che il capitalismo sregolato unito ad una malintesa idea di sinistra senza volto né identità vorrebbe trionfante ma ancora non lo è. Opporsi a questa disumana insensatezza è un dovere. Doverosamente scrivo allora queste notabili note.

Caro Parisi, i contenuti senza leadership non sono nulla

Foto ANSA

Queste le parole di Stefano Parisi, l'uomo cui si dice Berlusconi vogli affidare la guida di Forza Italia per i prossimi anni. Si tratta Parisi come un trionfatore, e invece è un perdente: la sua candidatura a sindaco di Milano non è valsa a nulla. Il primo cittadino della città meneghina è il suo rivale alle elezioni, Giuseppe Sala.

Sul referendum costituzionale d'autunno dice una cosa inascoltabile: "Qualunque sia l'esito del voto il governo non deve cadere". E perché, di grazia? Mi chiedo se sia mai esistito al mondo un oppositore del governo che si auspica che questo non cada. Iniziamo a voler raccattare voti col paraculismo? Tuttavia, forte delle benedizioni di Silvio, Parisi ha già indetto il 16 e 17 settembre a Milan quella convention aperta di moderati cui abbiamo accennato sopra. E dice che il problema sono i contenuti e non la leadership.

Ma i contenuti senza leadership sono niente. E, perdonatemi, io a riconoscere nel manager recentemente votatosi alla politica un trascinatore. Proprio non riesco. E poi basta con questa storia della moderazione. I tempi nono sono moderati. Non vi è nulla di moderato nella decisione che una gran parte della popolazione debba vivere in povertà, che tutti i privilegi debbano essere mantenuti, che i capitali finiscano quasi sempre nella finanza e mai nell'economia reale, che non ci sia possibilità di costruirsi una famiglia per centinaia di migliaia di giovani coppie. L'elenco delle violenze che il popolo italiano sta subendo da troppo tempo da parte di una classe politica che non lo rappresenta più è infinito. Lo sappiamo tutti.

E allora si sia estremi e non moderati. Dalla parte del popolo e dei suoi diritti. Lo scontro in politica è vitale. L'accomodamento, in una situazione di iniquità, è la violenza peggiore. Una facile previsione: Parisi perderà sempre. Perché non ha capito i tempi. 

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