Intervista ad Askanews

L'ambasciatore della Slovacchia: i clandestini priorità Ue

Dopo Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia anche Bratislava contro le quote obbligatorie. Il governo: "Accetteremo solo immigrati cristiani"

Redazione
L'ambasciatore della Slovacchia: i clandestini sono la priorità della presidenza Ue

Un barcone carico di clandestini soccorso dalla Marina Militare. Foto ANSA

La Slovacchia assumerà da luglio la presidenza di turno dell'Unione europea e dovrà affrontare diverse sfide, tra cui l'emergenza clandestini. Jan Soth, l'ambasciatore slovacco a Roma, parla delle priorità di Bratislava in un'intervista ad Askanews. Bratislava ha avanzato in diverse occasioni pesanti critiche al sistema di quote obbligatorie per la distribuzione dei rifugiati; un tema sul quale, assicura l'ambasciatore, "continueremo a discutere dentro l'Ue per cercare un consenso".

"Il governo slovacco ha adottato il piano strategico per la presidenza slovacca che prevede quattro priorità: la prima area riguarda l'agenda economica e finanziaria in cui possiamo inserire la preparazione del prossimo bilancio europeo per il 2017 e i progetti legislativi per l'Unione. La seconda area di priorità riguarda la crisi migratoria, un ambito molto importante per noi e per l'Ue intera. La terza è il mercato unico, che include il single digital market e l'unione energetica che per la Slovacchia significa anche sicurezza energetica. E la quarta priorità è quella legata alle relazioni esterne dell'Ue, il commercio e il processo di allargamento".

Sul fronte dell'immigrazione e della crisi dei rifugiati la Slovacchia, insieme ai partner del gruppo di Visegrad, Ungheria, Repubblica ceca e Polonia, ha espresso più volte posizioni critiche sul sistema di ricollocazione: "Il sistema di quote obbligatorie non può essere il centro della nostra azione, l'unico criterio dell'efficienza dell'Ue - ha sottolineato Soth - non si può risolvere il problema creandone un altro". Lo scorso anno il premier Fico aveva affermato: "La Slovacchia è un Paese cristiano, non possiamo tollerare l'invasione di 300.000-400.000 musulmani che vorrebbero riempirci di moschee e cambiare la natura, la cultura e i valori nazionali" e un portavoce del ministero degli interni aveva ribadito al The Wall Street Journal: "In Slovacchia non abbiamo moschee e pertanto vogliamo poter scegliere solo immigrati cristiani".

Nel 2014 la Slovacchia ha concesso l'asilo politico a quattordici richiedenti; nel Paese, la popolazione islamica rappresenta appena lo 0,2% del totale. "Vogliamo raggiungere una politica migratoria sostenibile nell'Ue e dobbiamo continuare il processo iniziato con la Turchia, comunicare con Paesi terzi e gestire il dialogo con i paesi di origine della migrazione, migliorare Schengen proteggendo meglio le frontiere esterne dell'Ue e la Slovacchia è completamente coinvolta in questo processo: abbiamo addestrato più di 300 poliziotti e 15 sono negli hotspot in Italia, abbiamo investito più di 24 milioni di euro in progetti e programmi Ue nel settore. Le quote sono solo una parte del problema - ha ribadito l'ambasciatore Soth - ma siamo pronti a continuare a discuterne all'interno dell'Ue, sarà la nostra sfida".

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