Stato assente

A Ventimiglia i centri sociali gestiscono il business dei clandestini

In Liguria gli attivisti "no borders" decidono la collocazione degli immigrati e aggrediscono i giornalisti. La Lega: "Errore gravissimo coinvolgerli"

Redazione
A Ventimiglia i centri sociali gestiscono il business dei clandestini

I "no borders" manifestano in stazione a Ventimiglia. Foto ANSA

Ennesima giornata di tensione a Ventimiglia, dove il vescovo chiede ai parroci di aprire le parrocchie per scongiurare lo sgombero della tendopoli. Già negli scorsi giorni attivisti dei centri sociali avevano interrotto una diretta Rai sputando addosso all'inviato e lanciandogli della spazzatura, prima di prendere il microfono dalle mani del cameraman con l'intenzione di scagliarlo contro il giornalista che era riuscito a schivare il colpo. Oggi la scena si è ripetuta, con giornalisti di altre testate che sono stati raggiunti dal lancio di pietre e di gavettoni. I cosiddetti "no borders", che vorrebbero eliminare tutte le frontiere, gestiscono ormai di fatto la dislocazione e la non identificazione dei clandestini, il loro obbiettivo principale infatti è evitare che vengano ripresi o fotografati in modo tale da evitare che possano essere riconosciuti; sono loro ad indirizzare e accompagnare gli immigrati, loro a decidere dove debbano alloggiare. Il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta, si era detto disposto ad accogliere le tende in un terreno del seminario chiedendo alla Croce rossa di pensare a pasti e assistenza e alla Protezione civile di allestire i servizi igienici, ma circa 70 immigrati potranno rimanere sul territorio come ospiti della parrocchia, come ha assicurato padre Francesco Marcoaldi, frate della congregazione Figli di Maria Immacolata e parroco a Ventimiglia dopo la disponibilità in merito espresso dal vescovo, monsignor Francesco Suetta.

Durissima la reazione della vice presidente della Regione Liguria e assessore regionale alla sicurezza e all'immigrazione, la leghista Sonia Viale: "La gestione dell'emergenza immigrazione non può essere un fatto improvvisato, ma necessita di un'adeguata collaborazione tra tutte le istituzioni preposte all'ordine pubblico, quindi forze di polizia e prefetture, e alla sanità pubblica. La proposta di aprire una tendopoli per 100 immigrati non identificati all'interno del seminario di Bordighera, appresa dalla stampa locale, non può che preoccuparci visto che sarebbe anche accompagnata dall'impiego dei cosiddetti no border di Ventimiglia nell'assistenza degli immigrati". La vice presidente chiede un intervento da parte dello Stato, che finora sembra totalmente assente: "Vista l'estrema delicatezza, sotto ogni profilo, della questione, sarebbe auspicabile una presa di posizione di contrarietà netta da parte della Prefettura, anche in relazione agli impegni presi dal ministro degli Interni con il Presidente della Regione. Prioritaria è l'identificazione degli immigrati per poter procedere all'espulsione o all'esame delle richieste di asilo. Il rischio reale e concreto - conclude la Viale - sarebbe quello di creare un centro di addestramento vero e proprio di no border che non può essere in alcun modo condiviso e accettato da istituzioni di buon senso visto che i componenti dei centri sociali, in questi mesi a Ventimiglia, si sono ripetutamente resi protagonisti di episodi fuori dai confini della legalità. Sarebbe questo il tipo di integrazione promosso dal governo? L'affidamento ai centri sociali?"

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