Dal 31 maggio al 2 giugno Papa Francesco in Romania

Un viaggio per ricordare le radici cristiane e i martiri del comunismo

Papa Francesco troverà domani una Romania più divisa dal punto di vista sociale ed economico ma, fin dal motto del suo viaggio apostolico, “Camminiamo insieme”, richiama alle ragioni più profonde, culturali e religiose, dell'identità nazionale e dell'unità politica del Paese latino. Anche in ambito europeo…

Giuseppe Brienza
Un viaggio per ricordare le radici cristiane e i martiri del comunismo

La locandina con il motto della visita papale in Romania: “Camminiamo insieme”/ “Să mergem împreună”

Accogliendo l’invito del Presidente, delle Autorità dello Stato e della Chiesa cattolica della Romania”, Papa Francesco si recherà domani nel Paese Euro-orientale (è membro dell’UE dal 1° gennaio 2007) per un viaggio apostolico che durerà fino al 2 giugno.

Camminiamo insieme”/ Să mergem împreună” è il motto della visita papale, il cui logo rappresenta il “popolo di Dio” che “cammina sotto la protezione della Madonna”, richiamando allo stesso tempo i colori della bandiera nazionale: azzurro, giallo e rosso. Il Pontefice, in tal senso, “richiamerà naturalmente quelli che sono i valori fondanti di questa Europa e anche le radici cristiane, perché questi valori - la dignità della persona, la solidarietà - trovano la loro fondazione più ferma proprio nel patrimonio cristiano di cui anche la Romania è portatrice”, ha anticipato il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano (Vatican News, 29 maggio 2019).

Quella che si aprirà domani è la 30ma visita internazionale di Papa Francesco, secondo Papa che si reca in Romania dopo Giovanni Paolo II nel 1999. Sono circa 20milioni gli abitanti del Paese balcanico, fra i quali l’86% di cristiani ortodossi e solo il 7,3% di cattolici. Nel primo giorno di permanenza il Pontefice sarà nella capitale Bucarest per una tappa ecumenica e anche di incontro, nel tardo pomeriggio, con la comunità cattolica, per la quale celebrerà la Messa nella cattedrale di San Giuseppe. Nella mattina di domani è prevista anche la cerimonia di benvenuto da parte del Presidente della Repubblica, Klaus Werner Iohannis, l’incontro con il primo ministro e poi con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico. Poi, nel pomeriggio, l'altra tappa ecumenica al Patriarcato ortodosso romeno dove una targa ricorda l’incontro del Patriarca Teoctist e di San Giovanni Paolo II nel 1999. Qui il Santo Padre avrà un incontro privato con il Patriarca ortodosso romeno, Daniel, e poi con il Sinodo permanente della Chiesa ortodossa romena. Poi ci sarà il trasferimento nella nuova cattedrale ortodossa, la cattedrale della Salvezza del Popolo che, pur non essendo ancora completata, è stata inaugurata nel 2018 in occasione dei cento anni dalla formazione della “Grande Romania”.

Ma il culmine dell'imminente visita papale sarà la beatificazione di sette martiri romeni, fra i quali Monsignor Iuliu Hossu, vescovo greco-cattolico gettato in prigione dal regime comunista il 29 ottobre 1948, all’1.30 di notte, e lì fatto marcire nei successivi 22 anni (tra carcere e confino) fino alla morte, in ospedale, il 28 maggio del 1970. Le sue ultime parole furono: "La mia battaglia è finita, la vostra continua". Papa Francesco lo beatificherà domenica 2 giugno nel Campo della libertà a Blaj, nella regione storica della Transilvania.

Sempre vicino al suo popolo, Mons. Hossu fu “capace di sopportare immani sofferenze per dare testimonianza della propria adesione a Cristo e alla Chiesa… tanto che venne messo nella lista dei vescovi da arrestare per primi. Come lui, in tanti resistettero alla politica delle autorità comuniste del tempo, segnata dalla volontà del “divide et impera”, ovvero la creazione di tensioni ad hoc tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa per cercare di costringere i membri della prima a entrare, forzatamente, nelle file della seconda” (Lorenzo Fazzini, La nostra fede è la nostra vita, L’Osservatore Romano, 25 maggio 2019, p. 4).

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