SCHEGGE DVRACRVXIANE

Il “suprematista” Trump lascia marcire in carcere il 92enne leader del kkk

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Il “suprematista” Trump lascia marcire in carcere il 92enne leader del kkk

Premesso che chi scrive è favorevole alla pena capitale per i reati di sangue, altra cosa è domandarsi se sia civile lasciar morire in carcere un di 92 anni. E su questo, sempre chi scrive, qualche dubbio lo ha, poiché un conto è l’esecuzione d’una pena capitale immediata, progredita e tecnologica che raggiunga lo scopo senza sofferenza per il condannato; altro conto, paradossalmente, è l’infliggere la quotidiana (e incontrollabile) durezza d’un regime carcerario che a 92 anni può solo tradursi in una forma di tortura.


Comunque, niente paura, poiché nella fattispecie il “torturatore” sarebbe il cattivissimo e suprematistissimo presidente Trump, ed il torturato altri non era che un ex leader del Ku Klux Klan, quindi si può sparare a zero su entrambi senza tema di sbagliare mira.


Tuttavia, è proprio valutando l’identità dei due protagonisti in questione che andrebbero aggiunte un paio di considerazioni. Anzitutto che Trump, nonostante in base alla legge americana disponga d’una “longa manus” sui provvedimenti giudiziari, sarebbe potuto intervenire in favore di Edgar Ray Killen e invece non l’ha fatto, smentendo quella fama di “amico dei bianchi” che partigianamente gli viene attribuita, e dimostrando inflessibilità equanime ed imparziale.


E poi che ci piacerebbe vedere (in America come in Italia) altrettanti ergastolani marcire nelle patrie galere come accaduto a Killen, anziché vederli andarsene a spasso per il mondo come certi danarosi pugili uxoricidi o taluni brigatisti rossi persino osannati da intellettuali e radical chic. Ma si sa: raramente la legge è uguale per tutti!

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