LA STORIA SI RIPETE

Quando nel 590 papa san Gregorio Magno portò i romani in processione contro la peste

Con una differenza: in quell'occasione tutti i fedeli furono chiamati in processione per tre giorni. Ma erano tempi diversi

Fabio Cantarella
Quando nel 590 papa san Gregorio Magno portò i romani in processione contro la peste

Effige della processione romana del lontano 590 d.C.

La preghiera di papa Francesco per chiedere l'intervento di Dio contro la pandemia causata dal covid-19, a cui son seguite la benedizione "urbi et orbi" e l'indulgenza plenaria, per un'ora ha riunito spiritualmente gran parte dell'umanità. Un fatto simile si verificò ben 1.430 anni addietro, esattamente nel 590 dopo Cristo, quando la peste iues inguinaria, pestilenza arrivata dall'Egitto nell'anno precedente, si abbatté su sull'Impero romano giungendo sino a Roma. Un'epidemia, tra le cause della caduta dell'impero d'Oriente, che nel mondo causò decine di milioni di morti; tra di essi anche il papa dell'epoca, Pelagio II.

Il suo successore, Gregorio I, oggi San Gregorio Magno, considerato che la peste non accennava a placarsi, il 29 agosto del 590, dopo aver invitato i credenti alla penitenza, organizzò una solenne processione per tre giorni consecutivi alla basilica di Santa Maria Maggiore, per implorare l'aiuto di Dio. Una processione alla quale presero parte tutti i romani, una litania settiforme, cioè una processione divisa in sette cortei alla quale parteciparono tutti gli ordini del clero e l’intera popolazione. Essi attraversarono le vie di Roma per portare a San Pietro l'immagine di Maria Salus populi Romani, conservata in Santa Maria Maggiore e dipinta dall’evangelista Luca; una figura tanto cara a papa Francesco, tanto che la visita sempre prima di ogni viaggio e così ha fatto anche per invocare la fine della pandemia causata dal coronavirus.

Come riportato da diverse fonti, anche vaticane, papa Gregorio nel 590 guidava la processione e mentre avanzava lungo il ponte Elio (ai tempi detto anche ponte Adriano) che collegava l'area del Vaticano con il resto della città ebbe la visione dell'Arcangelo san Michele che, in cima alla Mole Adriana, rinfoderava la sua spada. Una visione che, si narra, fu percepita da tutti i partecipanti e che venne interpretata come un segno celeste che preannunciava l'imminente fine dell'epidemia. E così fu. 

Da quel momento i romani iniziarono a chiamare la Mole Adriana, Castel Sant'Angelo, e, proprio per ricordare quell'evento miracoloso, successivamente sullo spalto più alto installarono una statua raffigurante un angelo, san Michele Arcangelo per l'appunto, nell'atto di rinfoderare la spada. Ancora oggi al suo interno è conservata una pietra circolare con le impronte dei piedi che, secondo la tradizione, sarebbero quelle lasciate da san Michele Arcangelo quando si fermò per annunciare la fine della peste.

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