Il vero obiettivo del PD

Marcello Foa: "Fake news pretesto per imporre la censura"

Il giornalista: "Vogliono mettere a tacere le voci libere. Per gente come Renzi e Gentiloni non può che esistere una sola Verità. Quella Ufficiale, quella certificata da loro e difesa dagli implacabili gestori dei social media, novelli guardiani dell’ordine costituito"

Redazione
Marcello Foa: "Fake news pretesto per imporre la censura"

Foto ANSA

Le fake news sono un pretesto per imporre la censura e mettere a tacere le voci libere”, spiega Marcello Foa nel suo blog sul Giornale.it, ricordando che la genesi di questa caccia alle streghe parte negli Usa dopo la vittoria di Trump, approdando anche nella Gran Bretagna post Brexit e nell’Italia post referendum costituzionale. “Le proposte che sono state formulate negli ultimi tempi – e guarda caso tutte su iniziativa del Pd – si caratterizzano per la tendenza da un lato a delegare il giudizio a organismi extragiudiziali – talvolta anche extraterritoriali – dall’altro per l’intenzione di colpire arbitrariamente le parole e dunque, facilmente, anche le idee”.

Foa cita la proposta di legge annunciata da Renzi contro le fake news riportando le parole di Andrea Iannuzzi: “La valutazione dei reati viene demandata ai gestori delle piattaforme, che di fatto sostituiscono il giudice: la libertà di espressione potrebbe essere a rischio”. Non solo. Marco Carrai, consigliere di Renzi, al Corriere spiega che “Stiamo lavorando con uno scienziato di fama internazionale alla creazione di un ‘algoritmo verità’, che tramite artificial intelligence riesca a capire se una notizia è falsa”.

Il giornalista illustra i rischi a cui stiamo andando incontro: “Significa che un algoritmo e meccanismi di analisi semantica stabiliranno se un singolo articolo è vero o è una fake news. Scusate, ma io rabbrividisco. Queste sono tecniche da Grande Fratello, e non solo perché i criteri rimarranno inevitabilmente segreti (per impedire che vengano aggirati), ma soprattutto perché così si potranno discriminare le idee, i concetti, bannando quelli che un’autorità esterna (il gestore dei social!) riterrà inappropriati”.

E in parte questo già avviene per coloro, anche opinionisti molto seguiti, che si sono visti cancellare post o account “da un amministratore che, nel migliore dei casi, si presenta con un nome di battesimo (Marco, Jeff o Bill) e che decide che si sono ‘violate le regole della comunità’”. E ancora: “Basterà un'”esuberanza semantica”, ad esempio scrivere zingari anziché rom, o accusare un’istituzione di diffondere dati falsi o incompleti per sparire dalla faccia del web. Perché per gente come Renzi e Carrai e Gentiloni, tutti veri splendidi progressisti, evidentemente non può che esistere una sola Verità. Quella Ufficiale, quella certificata da loro e difesa dagli implacabili gestori dei social media, novelli guardiani dell’ordine costituito – conclude Foa - Cose che possono esistere solo in una “Fake Democracy”. Quella a cui ci vogliono portare”.

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