STOP FALSARI EUROPEI

Borghi: “Global Compact da fermare, volgare terrorista chi parla di spread e mutui esistenti”

Claudio Borghi Aquilini, noto economista della Lega, va all’attacco delle cassandre europee, e difende l’oro di BankItalia

Andrea Lorusso
Borghi: “Global Compact da fermare, volgare terrorista chi parla di spread”

Foto Libero Quotidiano

Peso massimo del Basta Euro Tour e primo volto economico conosciuto al grande pubblico della Lega nata agli albori della Segreteria Salvini, oggi Onorevole alla Camera dei Deputati e Presidente della Commissione Bilancio. Ha una propensione a smascherare le euro-balle e non solo. Claudio Borghi infatti ha contribuito a sgominare una banda di falsari d’opere d’arte.

On. Borghi, dopo la bocciatura della manovra economica da parte dell’UE, v’è un balletto continuo di numeri su quota 100, reddito di cittadinanza, e taglio del deficit. Addirittura c’è stato un parlamentare del PD che ha detto – causa spread – i mutui saliranno del 200/300%. Come stanno le cose?
“Sicuramente chi dice che i mutui esistenti salgono perché c’è lo spread è un volgare terrorista, ma questo è un discorso valido se dicessero il 10%, figurati il 200%. Purtroppo c’è chi utilizza il mandato parlamentare, che è un caposaldo della Democrazia, per dire queste sciocchezze, abusandone, e non si può far niente.

D’altra parte invece, il balletto di cifre con la Commissione Europea secondo me – anche se non ho partecipato alle negoziazioni – punta a capire se si potrebbe chiudere bonariamente la vertenza con l’Unione Europea. Di fronte a cambiamenti minimi ci si potrebbe pensare, ci sono dei risparmi in finanziaria rispetto alle cifre originariamente stanziate, oppure se la cosa non è fattibile perché si richiedono cambiamenti sostanziali, allora in tal caso si farebbe diversamente.

Le faccio un esempio, in Commissione Bilancio ho 700 emendamenti dove quasi ciascuno di questi indica un modo potenzialmente produttivo e proficuo per utilizzare i soldi, da questioni importanti tipo l’aiuto ai disabili fino a questioni produttive come sgravi alle imprese. Per cui son tutti soldi che qualora non venissero richiesti dalla Commissione per chiudere la vertenza senza ulteriori rumori, potrebbero essere impiegati.”

Lei da Presidente Commissione Bilancio alla Camera tre mesi fa ha depositato una legge, per specificare che le riserve auree di BankItalia appartengono allo Stato. È una sottigliezza giuridica, o v’è altro? Pragmaticamente, quanto incide sulle finanze pubbliche?
“No, sulle finanze pubbliche non incide per nulla perché è una legge d’interpretazione autentica, si tratta semplicemente di scrivere chiaramente una cosa che in teoria dovrebbe essere assolutamente scontata, vale a dire che l’oro e le riserve auree sono dei cittadini italiani e quindi dello Stato. Questo lo dico perché c’è qualcuno che prova a sostenere che non siano dello Stato ma di Banca d’Italia, la quale purtroppo non è di proprietà statale. Gli azionisti sono banche private e spesso straniere.

È vero che si tratta di una questione formale, ma sappiamo benissimo che soventemente le questioni formali, se impugnate di fronte a qualche Tribunale, si potrebbe rapidamente scoprire che divengono sostanziali. Ovviamente questo è a tutela di Banca d’Italia, e non come – ho visto scrivere qualcuno – per potere spendere l’oro e coprirci il debito. Ribadisco, assolutamente per difendere la natura pubblica della proprietà.”

A proposito di Banca d’Italia, il Governatore Visco ha affermato: “La fiducia nell’euro è aumentata di 12 punti. (…) Questo significa che si sta cominciando a capire i benefici nell’avere una moneta comune”. Criticando spesso chi come lei paventa un ritorno ai coni nazionali, perché farebbe aumentare gli interessi sui Titoli di Stato potenziando i rischi di rivedere la “liretta”. È per questo che sia voi che il M5S non parlate più di uscita dall’euro?
“Noi ed il M5S non parliamo più di uscita dall’euro perché non è nel contratto di Governo, poi che un sondaggio della Commissione Europea dichiari grande entusiasmo nella moneta unica non mi stupisce più di tanto. Però è vero, al momento non c’è né l’informazione né il consenso per affrontare la questione.”

Secondo il Financial Times, i funzionari governativi britannici vivono la Brexit con grande preoccupazione, prospettando una regressione del PIL attorno al 4% con un accordo e dell’8% senza nessun accordo. Oltre a forti svalutazioni, corroborate dalla Banca d’Inghilterra, del prezzo delle case e della sterlina. Sconviene abbandonare l’Unione Europea?
“Questa roba l’abbiamo sentita pure prima del voto, esattamente uguale eh! Probabilmente sono pure le stesse persone, ho tutto un archivio se volete vi rendo partecipi, dove prima del voto veniva riportato che qualora avesse vinto la Brexit, la Gran Bretagna sarebbe sprofondata nell’oceano. Il risultato mi sembra al contrario, tutti gli operatori economici e i mercati si adattano sulle previsioni, quindi sono già pronti a gestire le conseguenze della Brexit, e mi pare che il Regno Unito abbia una disoccupazione bassissima, con i salari in aumento. Non ha nessun problema di tutto ciò ch’era stato paventato, è il solito terrorismo euro-diretto.”

Tornando in Patria, s'è vero che ogni manovra nasconde un lupus in fabula, tra PMI e professionisti ci sono malumori per quel che concerne l'avvio inderogabile della fatturazione elettronica il 1° Gennaio 2019 e lo split payment, che ha tolto liquidità alle imprese. È un processo inevitabile questo? Non è un’estensione della polizia tributaria contraria ai vostri principi?
“Sì, non è certo una nostra proposta, abbiamo provato a vedere cosa si potesse fare almeno per farla slittare di un anno la fatturazione elettronica, il problema però è che il Partito Democratico era riuscito ad attaccare a questa voce un valore di due miliardi di euro per contrasto all’evasione. Se l’avessimo proposto noi ci avrebbero riso in faccia, perché nonostante proponiamo cose di assoluto buon senso finché non si vedono i soldi ci dicono non valgono nulla, invece loro magicamente sono riusciti a mettere valori assurdi.

Questo significa che se io la cancellassi, anche solo per un anno, mi si creerebbe un buco in bilancio di due miliardi, anche se sono del tutto virtuali, bisognerebbe trovare le coperture. E vi posso assicurare che noi stiamo limando il milione, non il miliardo, figurarsi andare a cercare 2 miliardi. L’unica cosa che siamo riusciti a fare è abbassare drasticamente le sanzioni.”

Il Global Compact prevede un annullamento delle distinzioni tra migranti economici e rifugiati. Secondo lei il Governo ha fatto bene a non dire un secco “No”, rimandando al Parlamento? Ed in oltre, una globalizzazione così spinta non farebbe saltare salari e stato sociale?
“Il Global Compact è da bloccare assolutamente, anche qui siamo sullo stesso discorso dell’oro, formalmente non è vincolante e non ha valore legale, ma poi diventa un principio accettato. Il principio accettato viene utilizzato nei tribunali quando ci sono questioni da dirimere, e poi è un attimo che il principio diventi sostanza.

Salvini ha fatto molto bene a passare la palla al Parlamento, perché innanzitutto è il luogo adatto per discutere. Sarà che sono nel Parlamento e rispetto l’istituzione in cui lavoro, ma penso che bisognerebbe discutere di più in Parlamento, lì ci sono i rappresentanti dei cittadini.

In ultima analisi, serve al Premier Conte - che correttamente aveva riportato nei mesi scorsi il sì dell’Italia al trattato - perché volontà del precedente Esecutivo, e quindi deve avere ora un mandato per potere cambiare posizione. Cose così importanti non si affrontano nel sottoscala, ma nelle aule parlamentari.”

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