La parola al Doge

Zitti tutti, parla Zaia

In questa intervista esclusiva il Governatore Veneto mette un paletto alle malelingue, e ribadisce la sua unica ambizione: “L’Autonomia!”

Andrea Lorusso
Zitti tutti: Parla Zaia

Foto lastampa.it

Di lui si dice che sia “troppo Veneto”, e nel giusto o nello sbagliato dell’accezione, come dare torto? Luca Zaia ha appena fatto la storia della sua Regione, il decimo Presidente eletto si è cucito al petto una vittoria storica con la richiesta di Autonomia vergata da una valanga inaudita di Sì, ed una affluenza record da far impallidire i gufi dell’anti-politica.

Ma l’identikit della stella non è estemporaneo né figlio della fortuna, così come il gradimento tra i più alti d’Italia per i Governatori. La sua carriera politica comincia nel 1993 da consigliere comunale, poi assessore e Presidente della Provincia di Treviso, carica per cui nel ’98 è risultato il più giovane eletto, avendo compiuto appena trent’anni.

Vicepresidente della giunta Regionale veneta nel 2005-2008, con deleghe al turismo, agricoltura, sviluppo montano ed identità. Dopodiché un breve balzo nella politica romana, Ministro dell’Agricoltura del quarto Governo Berlusconi. In questa carica ci starà poco meno di due anni, ma abbastanza per distinguersi nella battaglia in difesa delle esportazioni del Brunello di Montalcino (vino toscano) negli Stati Uniti, e per aver presieduto il primo G8 agricolo tenuto a Castelbrando di Cison di Valmarino.

Dal 29 marzo 2010 lascia tutto per coronare l’elezione a Governatore della Regione Veneto, e da qui parte l'avventura che stiamo per raccontare. Di lui mi disse lo scrittore-giornalista siculo Pietrangelo Buttafuoco in una vecchia intervista: “La Lega a differenza di Forza Italia, Fratelli d’Italia, ecc., ha un vantaggio. Basta un solo nome per stabilire questo vantaggio, ed è quello di Luca Zaia. Possono permettersi il lusso di sfoderare un fuoriclasse.”

Zaia, il Leone Veneto è uscito dalla gabbia. Si parla di rivincita sulla potente Lega lombarda. È così?
Nessuno, salvo una stampa che gioca a dividere e a trovare sempre le contraddizioni, ha mai ipotizzato né tanto meno parlato, di una contrapposizione fra Lega Lombarda e Lega Veneta. Anzi, mai come in questa occasione, credo che la Lega abbia dimostrato di essere unita da un lato, ma soprattutto rispettosa di istanze profondamente diverse di due territori, come lo sono Lombardia e Veneto. I risultati dimostrano che c’è comunque, pur nelle differenze, un Big Bang in corso. Queste due consultazioni sono la prova di come il centralismo sia ormai mal digerito dalla due terre economicamente più sviluppate d’Italia.

I cittadini si sono convinti che soltanto un compiuto federalismo rispettoso dei territori e delle loro vocazioni, ma soprattutto delle risorse prodotte, sia la salvezza di questo Paese. D’altronde, come dicono i politologi e come dimostra ogni giorno la geopolitica, i Paesi più sviluppati sono federalisti, mentre quelli meno sviluppati sono centralisti. Come è noto, infatti, il centralismo è centrifugo, il federalismo è centripeto.

Come si spiega l’enorme affluenza al voto? Chiaramente non siamo nei normali “recinti” di partito.
Il popolo veneto ha creduto fin dall’inizio in questa battaglia. L’ho visto girando per il territorio, le innumerevoli iniziative a sostegno dell’autonomia tenute sia da giovani, sia dagli anziani. Ho visto  il sostegno sui social, nelle piazze, durante i convegni… I Veneti sono pienamente consapevoli di essere maltrattati dal governo centrale. Si sono stancati di abbassare la testa e la grandissima partecipazione alle urne avvenuta domenica scorsa ne è stata la prova.

Hanno capito che il “treno” dell’autonomia sarebbe passato una volta sola e non se lo sono lasciati scappare. Con il 58% del quorum ed il 98% dei Sì, posso sedermi al tavolo delle trattative portando con me un peso politico notevole.

Maroni in una freschissima intervista a “La Repubblica” si dice spiazzato dalla sua richiesta dello Statuto Speciale. Ed anche lo stesso Segretario Salvini al “Corriere”, nega di sapere. Ha tenuto in serbo un colpo di teatro?
Nessun colpo di teatro, il ddl di iniziativa statale per il Veneto a Statuto Speciale è stato sì presentato, ma non c’entra nulla con la via maestra, prioritaria, della trattativa sulle 23 materie, da farsi in base all’articolo 116 III comma della Costituzione. Chi conosce il Veneto e i veneti sa che è esattamente così.

Lei ha parlato dei 9/10 delle imposte trattenute sul territorio. Vari esponenti del Governo asseriscono l’impossibilità nel trattare il piano fiscale, e di sue proposte come “contro l’unità Nazionale.” Cosa vuole davvero, Governatore?
Innanzitutto, il tema dei nove decimi è mal posto e usato strumentalmente. Quando chiedo 23 competenze previste dall’articolo 116 della Costituzione (III comma e seguenti) - o i signori che si ergono a paladini della Costituzione e mi attaccano dicendo che chieda cose impossibili, sottintendono che la Costituzione sia errata - oppure si dimenticano strumentalmente che io non faccio altro che chieder ciò che è scritto nella Carta.

Se avessi 23 competenze e relative risorse, di fatto e non di diritto, diventerei come il Trentino-Alto Adige e tratterrei nove decimi delle imposte sul territorio. Nessuno è contro l’Unità Nazionale, come ho già detto, ma lavoriamo nella legalità e nella Costituzionalità. Chi nel Governo afferma che sia impossibile trattare la questione sul piano fiscale, dice una bugia perché, ripeto, gli articoli 116, 117, 118, 119, non parlano solo di attribuzione di risorse, ma anche di federalismo fiscale. Non sfugge a nessuno, infatti, che non si possano attribuire delle risorse senza concedere le relative coperture finanziarie.

«Zaia Premier», ad ogni sua escalation ne torna il ritornello. Ha ambizioni fuori dal suo Veneto?
Ribadisco e tra poco mi metterò anche un cartello al collo. Non mi interessa alcun’altra prospettiva che non sia di rimanere in Veneto a chiudere la partita dell’Autonomia. Anzi, bisogna mettere un punto a questa storia perché fa solo del male a me e ai veneti. Ogni volta che siedo a un tavolo romano, infatti, si pensa sempre che io abbia altre ambizioni che non siano quelle di difendere il Veneto. E non è assolutamente così.

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