Dall’Egitto in barcone fino in Italia per salvare il fratellino: la storia “straordinaria” del 13enne Ahmed

Marco Marchesi
Dall’Egitto in barcone fino in Italia per salvare il fratellino: la storia “straordinaria” del 13enne Ahmed

Ad agosto una storia straordinaria ha commosso l’Italia intera: quella del piccolo Ahmed (13 anni) che dall’Egitto “con il consenso dei genitori” (ma sarà vero?) ha trovato posto su un barcone gestito dai soliti criminali scafisti ed è arrivato a Lampedusa, dove ha chiesto aiuto per il fratellino Farid malato grave di “piastrinopenia”. L’epilogo: sia il piccolo Farid che tutta la sua famiglia prelevati con ponte aereo ed ospitati a cura delle strutture pubbliche toscane in maniera completamente gratuita, con interesse diretto nientemeno che di Matto Renzi più tanti altri personaggi delle istituzioni. Storia “straordinaria” perché, aldilà del gesto coraggiosissimo ed eroico di questo ragazzino, e al netto delle solite quintalate di pagine e pagine grondanti commozione e buonismo che esaltano la vicenda ed il “lieto fine” da parte dei veri sciacalli dell’informazione, che sono sempre alla ricerca di queste vicende strappa-lacrime (e se non ne trovano, se le inventano), ci sono alcune domande che dovrebbero sorgere spontanee, ma che nessuno appunto dei professionisti dell’informazione di regime si sogna lontanamente di porsi: - ma come possono, in coscienza, due genitori lasciar partire su un barcone sgangherato il proprio figlio di 13 anni, con il rischio più che concreto di non vederlo mai più (come purtroppo la cronaca insegna) o comunque di affidarlo in mano a gente senza scrupoli, che gli riservi magari una sorte peggiore della morte stessa? - quanto ha pagato il piccolo Ahmed il trasbordo agli scafisti, che notoriamente non sono un’organizzazione benefica e filantropica ma hanno tariffe da veri strozzini? e chi gli ha dato i soldi? - se l’intenzione era quella di richiedere l’aiuto gratuito dello Stato Italiano, la cui fama di bontà e di carità ha evidentemente travalicato tutti i confini, non era più semplice rivolgersi all’ambasciata italiana in Egitto? Oppure anche per essa vale la stessa regola che per gli immigrati clandestini? Ossia che se segui le vie ufficiali, ti viene risposto picche, e quindi è meglio ricorrere al gesto illegale ed eclatante, seppure molto più pericoloso, della traversata del Mediterraneo? Se fosse così sarebbe davvero scandaloso, ossia sarebbe la prova provata che è lo stesso Stato Italiano che promuove e anzi incoraggia l’immigrazione di clandestini sul proprio territorio con qualunque mezzo, del tutto incurante dei gravissimi rischi a cui espone i singoli individui, specialmente quelli minori di età. Il messaggio sarebbe quindi: “Venite tutti, avanti c’è posto! Però non coi canali ufficiali, domande, visti e altre stupidaggini burocratiche che vi fanno solo perdere tempo: prendete i vostri risparmi di una vita, oppure procuratevi in qualsiasi modo una discreta sommetta, la date a quei banditi che gestiscono quei barconi fatiscenti che regolarmente partono dalle coste del Nord Africa e, se non siete proprio sfortunati a essere gettati prima in mare, oppure ad affondare, sbarcate da noi e vi garantiamo vitto e alloggio gratis per un bel pezzo!”. Un’altra soluzione a cui sembra che nessuno abbia pensato era forse ancora più semplice: se, almeno per come hanno posto la questione i media, il problema era che le cure di cui abbisognava Farid, pur fruibili in Egitto (nessuno ha mai scritto che la sanità egiziana non fosse in grado di curare tale malattia), fossero a pagamento, non bastava trasferire la somma necessaria dall’Italia alla struttura sanitaria egiziana? Beh, certo a livello mediatico non è la stessa cosa di un “ponte aereo” per trasferire tutta la famiglia di Farid qui in Italia e spesarli di tutto a tempo indefinito. Con tutto il rispetto per il nobilissimo gesto di Ahmed, per la malattia del fratellino Farid e col beneficio del dubbio per il comportamento dei genitori, l’esito della vicenda è una violazione generale di tutte le regole del buon senso ed uno scavalcamento delle liste d’attesa per altri malati (italiani o stranieri che siano), che magari aspettavano lo stesso tipo di cure da tempo, oppure che non avevano soldi per pagarsele. E’ l’italica arte di arrangiarsi che stiamo insegnando a tutto il mondo, e con grande profitto: dovremmo essere fieri di questo? C’è qualcosa che non torna. Marco3641

Bergamo BG, Italia

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