Un nuovo caso Austria?

Voto degli italiani all'estero: tra rischio brogli e comizi della Boschi

Lega e M5S lanciano l'allarme su irregolarità che potrebbero sovvertire il risultato elettorale, com'è successo per le presidenziali austriache. Votazione postale affidata alla Dhl. Calderoli: "Mi auguro che non ci siano problemi di colla e di chiusura delle buste"

Marco Dozio
Voto degli italiani all'estero: tra rischio brogli e comizi della Boschi

Comizio della Boschi a Buenos Aires - Foto ANSA

In vista del referendum del 4 dicembre il voto degli italiani all’estero fa gola a molti, soprattutto ai politici che in Italia faticano a racimolare consensi. L’ultima spiaggia dei governanti disperati. Il ministro Maria Elena Boschi è stata spedita a fare campagna elettorale in America Latina, a spese dei contribuenti, un po’ per limitarne le apparizioni dannose in Italia ma soprattutto per intercettare un bacino di consensi potenzialmente enorme. Sono quasi 4 milioni gli aventi diritto, precisamente 3.898.778 per l’ultima consultazione sulle trivelle. Come una grande regione italiana, più della Toscana, per dire.

Il voto dei connazionali residenti (magari da una vita) all’estero, introdotto grazie all’esponente di An Mirko Tremaglia, è già stato decisivo nel 2006 per la vittoria di Prodi. Negli anni questo mirabile successo della destra missina ha generato un pasticcio dietro l’altro, tra schede fasulle, irregolarità, sospetti di brogli, voti multipli, l’ombra di mafia e ‘Ndrangheta, fino a regalarci le gesta di personaggi meravigliosi come Pallaro, Di Gregorio, Razzi. Della Boschi e della sua tournèè nelle piazze sudamericane, dei comizi a spese nostre e delle mobilitazioni di ambasciate e consolati per la sua campagna referendaria, è già stato detto molto.

Roberto Calderoli (Lega) invita a tenere gli occhi aperti: “Mentre sul referendum delle trivelle nei Paesi privi di servizio postale i cittadini residenti all'estero non hanno potuto votare, in questo caso si è dato incarico alla Dhl, quindi una struttura privata, di far consegnare il modello di busta e farla entrare nel Paese”. Il voto postale segnato da irregolarità (brogli) ha determinato l’annullamento e pure un nuovo rinvio delle presidenziali in Austria. Storie di colle poco funzionanti, ci dicono. “Mi auguro che non ci siano gli stessi problemi di colla e di chiusura delle buste, come accaduto in Austria”, ha aggiunto il senatore leghista.

Mentre anche dal Movimento 5 Stelle giunge l’allerta sul rischio brogli. “Le disposizioni sul voto degli italiani all’estero, contenenti anche il famigerato e indegno Italicum, sono confuse e scritte con i piedi. Le attuali norme sono state pensate e redatte in un modo tale che potrebbero generare errori o peggio facilitare dei brogli, causando il sovvertimento del risultato elettorale. Per questi motivi, proprio alla luce dell'avvicinarsi della data del referendum del 4 dicembre, aggiunti al fatto che le norme prevedono solo 10 giorni di tempo ai non iscritti all'Aire, con procedimenti farraginosi, per poter espletare il diritto di voto, riteniamo che quest’ultimo sia fortemente a rischio per molti italiani residenti all'estero", ha spiegato il deputato M5S Federica Dieni: "Il ministro Boschi", ha aggiunto, "invece di girare per il Sudamerica a spese dei contribuenti, per fare comizi di partito e campagna elettorale per il sì, dovrebbe adoperarsi per garantire il diritto di voto di tutti gli italiani all`estero, sia che siano iscritti all'Aire o meno". "Queste norme - conclude Dieni - che contengono diversi strafalcioni, più che incoraggiare il voto dei nostri connazionali all'estero, sembrano volerlo scoraggiare. È vero che a pensar male si fa peccato ma, spesso, ci si prende".

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