Il naufragio del TTIP

Anche la Francia dice no

Il governo Hollande non vuole che il Trattato di Libero Scambio approdi in Unione Europea, ritenendo che non sia un negoziato equo fra le parti in causa

Ismaele Rognoni
TTIP: quella bufala su un piatto d'argento

Foto ANSA

Dopo la decisione shock della Germania, anche la Francia da un secco parere negativo al Trattato di Libero Scambio (TTIP) tra l'Europa e gli Stati Uniti d'America con le parole del Segretario di Stato al Commercio estero Matthias Fekl: "Non c'è più il sostegno politico della Francia a questi negoziati e ne chiediamo l'arresto".
Sostanzialmente il governo Hollande critica la mancata equità presente nel trattato che avvantaggia esclusivamente gli USA, desiderando adesso uno stop ben delineato, salvo poi riprendere le trattative negoziando alla pari. Ma l'America non ha reagito di buon grado di fronte a queste notizie negative e ha fatto capire di aver già in mano degli accordi con una dozzina di Stati del pacifico, facendo intendere da una parte il rischio che il mercato europeo perda potenza e dall'altro per combattere economicamente la Cina.

L'arrogante sfrontatezza americana e le dure posizioni prese dal governo tedesco e da quello francese in merito al rigetto del TTIP concordano, in Italia, con la linea della Lega Nord-Noi con Salvini e del Movimento 5 Stelle, da sempre contrari a questo trattato che secondo loro farà scendere gli standard sulla qualità dei prodotti europei, mentre Forza Italia e il Partito Democratico vogliono che ci sia un testo su cui ragionare prima di esprimersi in merito.
Il Ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, commenta in questa maniera evidenziando quale sia la linea del governo Renzi: "Il TTIP si chiuderà, è inevitabile. Gli USA sono i nostri principali partner economici. Se non negoziamo con loro con chi altro dovremmo farlo?". Ad esempio si potrebbe negoziare con la Russia, incominciando ad eliminare le sanzioni che anche l'Italia sta applicando contro il governo Putin e che stanno solamente danneggiando l'economia del paese, in particolare delle regioni del Nord con cui ci sono importanti accordi commerciali.



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