notabili note

Rita Pavone, la zanzara: dal buonismo alla responsabilità

Desta scalpore il tweet di Rita Pavone sull'ospitare anche i terremotati – come gli immigrati – negli alberghi. Testualmente: "Tende no! Se ospitiamo in albergo coloro che accogliamo quotidianamente, a maggior ragione lo si faccia per i nostri connazionali terremotati"

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Edoardo Varini

Edoardo Varini

Dopo anni, dopo decenni di editoria e comunicazione mi sono reso conto che senza una precisa scelta d'azione lo scarto tra la parola e lo stato delle cose è incolmabile. Se questo scarto era tollerabile un tempo, quando all'incirca il nostro Paese viveva in un sostanziale benessere, ora non lo è più. In ragione di 5 milioni di poveri e stipendi e pensioni da fame non lo è più. In ragione di riforme di cartapesta e malgoverno non lo è più. Non è tornato il tempo dell'impegno, è giunto per la prima volta. Quello degli anni Settanta era un impegno ideologico spesso, troppo spesso avulso da una reale cognizione della condizione socio-economica delle persone. L'impegno di oggi – ancora di pochi ma è sufficiente contarsi ogni giorno per vedere che il numero cresce – ha dalla sua la forza del bisogno e la lucidità di un pensiero nuovo forgiato dallo scontro quotidiano con quell'entropia che il capitalismo sregolato unito ad una malintesa idea di sinistra senza volto né identità vorrebbe trionfante ma ancora non lo è. Opporsi a questa disumana insensatezza è un dovere. Doverosamente scrivo allora queste notabili note.

Rita Pavone, la zanzara: dal buonismo alla responsabilità

Il ragionamento non fa una grinza. Ma il problema è che ad essere terremotate, prima ancora delle aree colpite dal sisma, sono le teste dei nostri governanti e di tutti coloro che credono sia ancora una cosa up to date, emancipata, che "fa figo" ostentare la convinzione che gli uomini di colore sono alla nostra stregua. Che se solo lo devi ostentare, perdonatemi, è perché non lo pensi. È perché hai la coscienza sporca.

Una frase di una tale lucidità non l'ha detta un accademico, un politico, un giornalista di fama, no, l'ha detta Rita Pavone, "Rita la zanzara", come dal titolo del film che la vede protagonista e che echeggia una testata studentesca del milanese Liceo Parini, sequestrata per oscenità pochi mesi prima dell'uscita del film.

Tra i collaboratori del giornale da 50 lire a copia vi erano futuri giornalisti quali Walter Tobagi e Vittorio Zucconi, gente che sin da giovane con l'informazione ci sapeva fare. I soli che non lo compravano, il giornale, erano quelli di "Gioventù studentesca": da immaginarselo, la futura "Comunione e liberazione".

Il testo incriminato era un'inchiesta sulla sessualità giovanile, dove si leggevano frasi per l'epoca intollerabilmente eversive quali: "Se potessi usare gli anticoncezionali non mi porrei limiti nei rapporti prematrimoniali", detto da una studentessa. Figuriamoci! Non è la prima volta che il nome di Rita Pavone si accosta a un capovolgimento del modo di pensare: allora, dal moralismo al Sessantotto. Oggi dal buonismo alla responsabilità.

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