Cosche a Reggio Calabria

Faida per il controllo della città: la ‘Ndrangheta colpisce ancora

Omicidi, ricettazione e detenzione d’armi. La criminalità organizzata non si ferma e i boss cercano di farsi la pelle a vicenda. Arrestato anche Giuseppe Greco, il pentito ferito il 3 aprile scorso in un agguato

Andrea Lorusso
Reggio Calabria, la ‘Ndrangheta colpisce ancora

Foto ANSA

Vasta operazione antimafia, giovedì scorso, nella zona di Calanna, in provincia di Reggio Calabria, dove sono stati disposti alcuni fermi dalla Polizia di Stato, con indiziati di delitto. La Direzione Distrettuale Antimafia ha ritenuto responsabili alcuni soggetti per un omicidio e due tentati omicidi premeditati. Tra le contestazioni, c’è la detenzione d’armi da fuoco abusiva e la ricettazione. Il tutto condito dall’aggravante di aver commesso i fatti per agevolare l’attività criminosa della ‘Ndrangheta.


E c'è anche Giuseppe Greco, di 46 anni, il pentito ferito il 3 aprile scorso in un agguato nel quale fu ucciso Domenico Polimeni, tra le persone fermate dalla squadra mobile per un omicidio e due tentati omicidi commessi all'inizio dell'anno nell'ambito di una faida interna alla famiglia Greco di Calanna. Gli altri fermati sono Domenico Provenzano (21), ed i fratelli Antonio e Giuseppe Falcone, di 45 e 39 anni. Ricercato, invece, Antonino Princi (45), già irreperibile da alcuni mesi. Secondo la ricostruzione dell'accusa, Giuseppe Greco - figlio dello storico boss di Calanna don Ciccio Greco - aveva progettato di uccidere Antonino Princi all'uscita dell'impianto di trattamento dei rifiuti nel quartiere Sambatello di Reggio, dove lavorava come operaio.


Per attuare il progetto, il 9 febbraio scorso, dopo avere studiato le abitudini della vittima, insieme ad un complice avrebbe messo in atto l'agguato sparando numerosi colpi di fucile e pistola contro l'auto sulla quale viaggiava Princi che riuscì a salvarsi grazie ad una serie di manovre che lo portarono prima a sfondare il cancello dell'impianto dove lavora, quindi a nascondersi in un luogo non conosciuto dai sicari. Il tentato omicidio, secondo le indagini della squadra mobile reggina, avrebbe innescato la vendetta. E così, la sera del 3 aprile successivo, i fratelli Provenzano, indicati come fidatissimi sodali di Princi, si appostarono sotto l'abitazione dove Greco si era rifugiato e lo ferirono gravemente quando si affacciò al balcone. Nell'occasione fu ucciso Polimeni che aveva dato ospitalità a Greco. Le indagini della Squadra Mobile si sono basate essenzialmente sui risultati delle intercettazioni telefoniche, ambientali e delle video riprese disposte dalla Dda.


Dagli elementi acquisiti sarebbe emerso che all'interno della famiglia Greco è scaturito un conflitto interno con l'ascesa al potere criminale di Antonino Princi, il quale, approfittando dell'assenza dalla Calabria di Giuseppe Greco e del periodo di collaborazione con la giustizia che quest'ultimo aveva avviato dopo il suo arresto nell'ambito dell'Operazione "Meta", aveva accentrato su di sè il controllo delle attività illecite nella zona di Calanna e Sambatello, feudo storico ed incontrasto della famiglia Greco, alla quale Princi è legato anche da rapporti di parentela. Secondo l'accusa, quindi, Greco, sentendosi esautorato, avrebbe deciso di eliminare Princi senza però riuscirci e scatenando la reazione della vittima.

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