scenari prossimi venturi

Geopolitica: e se il modello fosse l'Ucraina?

Basta inserire nella società dei vari paesi Ue delle civiltà con una identità forte che non hanno alcuna intenzione di abdicare alla loro storia coincidente con la religione

Marco Mari
Geopolitica: e se il modello fosse l'Ucraina?

Mentre i media globali e globalizzati ci raccontano gli Stati Uniti come un paese in salute dove tutto sta tornando a funzionare grazie alle politiche vincenti di Obama. Tuttavia i dati forniti dai numeri raccontano un’altra realtà: disoccupazione galoppante, ordinativi del comparto industirale nell’ultimo anno in picchiata frutto della produzione industriale crollata tanto che persino una istituzione non certo discutibile come Goldman Sachs ha dovuto lanciare l’allarme sui conti pubblici di Washington. Del resto se negli ultmimi 30 la classe media è passata dal 55 per cento al 22 per cento ci sarà un perché! Nonostante la situazione tutt’altyro che rosea gli Usa proseguono nella loro politica aggressiva contro la Russia e la Cina invece di promuovere una proficua collaborazione con i due colossi. Gli Usa spendono miliardi di dollari in armamenti e premono sugli alleati-Nato perché investano di più in armamenti. Ma contro chi, visto che lo Stato Islamico non ha aerei né sommergibili, né portaerei o missili intercontinentali? Al massimo gli uomini di Al-Hagdsdi hanno pick-up, blindati e carri armati o armi da spalla.


Perciò dev’esserci dell’altro sotto visto che Usa ed Europa hanno problemi diversi da risolvere. Washington è ormai una gigantesta potenza militare-industriale-finanziaria che produce oltre all’impero di carta straccia di Wall-Street, principalmente armi e armamenti che vende in giro per il mondo: non a caso lo Stato Islamico utilizza armi di produzione statunitense pervenutegli attraverso triangolazioni dalle petromonarchie del Golfo ed altri paesi mediorientali. La stessa Arabia Saudita nell’ultimo anno ha speso una fortuna per rinforzare il proprio esercito e la propria aviazione. La corsa agli armamenti sta interessando pure l’Europa dove sono sorte batterie missilistiche e scudi antimissile sul confine russo e entro il 2017 arriveranno le nuove bombe nucleari a testata multipla da associarsi ai controversi F-35. Dunque per gli Usa è indispensabile piazzare i suoi prodotti militari agli alleati per non fallire. Come è allo stesso tempo indispensabile continuare a provocare guerre e guerricciole in giro per il pianeta per tenere alta la tensione in nome della strategia del nemico permanente.

Somalia, Serbia, Iraq, Afghanistan, Libia, Siria sono esempi di destabilizzazione di aree del mondo sotto gli occhi di tutti sorti tramite l’avvio di guerre umanitarie sotto le insegne della Nato oppure l’insorgenza di ribellioni legittime vestite da primavere arabe o rivoluzioni colorate. Già, rivoluzioni colorate, come nel caso dell’Ucraina del febbraio 2014 dove un governo democraticamente eletto è stato deposto per insediarne uno filo-nazista che ha gettato nella ecnomia di guerra i suoi cittadini. Kiev è la capitale di un paese militarizzato che spende milioni di dollari che non ha per modernizzare il suo esercito e riconquistare il Donbass ribelle. E se fosse l’Ucraina il modello che il Pentagono starebbe per introdurre in Europa? Basta inserire nella società dei vari paesi Ue delle civiltà con una identità forte che non hanno alcuna intenzione di abdicare alla loro storia coincidente con la religione. E questo è già avvenuto: nelle periferie delle nostre città ci sono già interi quartieri che non rispondono più all’Occidente e alle sue leggi e che rispondono ad altre regole, la sharia. Oggi queste comunitàsono minoranza, ma tra qualche anno è probabile che non lo saranno più. E lì sorgeranno i problemi e non è escluso si risolva tutto in modo pacifico. Gli esempi delle periferie delle città francesi, belghe o olandesi nelle quali interi quartieri sono fuori dalla giurisdizione delo Stato dovrebbero insegnarci tante cose.


Lì basta un niente per causare un incendio terrificante. Quei giovani che son nella stragande maggioranza europei a tutti gli effetti perch nati qui, ma allo stesso tempo rifiutano il nonstro modello e stile di vita, sono pronti a immolarsi in nome di una presunta religione che in realtà si rivela una ideologia a tutti gli effetti. Dunque l’Ucraina si è militarizzata contro le provincie russofone del Donbas, l’Europa si prepara a militarizarsi contro il terorismo islamista che sta cambiando pelle: il posto dei terroristi professionisti formati nei campi di addestramento siriani o libici stanno per venire sostituiti da terroristi fai-da-te, che si immolano senza un ordine o una missione procisa e indicata da una struttura precisa, ma con armi improprie (come il caso di Nizza o quello del 17enne afgano che nel treno in Baviera armato di asciaha ferito tre persone) solo per sterminare il maggior numero di infedeli. L’Europa sta scfivolando in uno scenario in stile-Israele dove un palestinese qualsiasi una mattina può alzarsi e improvvisare un attentato in qualunque modo: auto sulla folla, un coltello, una cintura, le mani nude ecc. L’importante è uccidere gli infedeli in nome del sacro testo.

Nel frattempo i giochi di guerra, quella che potrebbe cancellare la nostra civiltà non si fermano: proseguono le provocazioni a Mosca (vedi il veto alla partecipazione degli atleti russi alle Olimpiadi in Brasile)e in misura minore a Pechino, mentre il golpe fallito in Turchia sta aprendo nuovi scenari. Le foto delle purghe contro i presunti traditori girano sui media globali e il sultano di Ankara conscio di non avere estimatori in Occidente si prepara le spalle riaprendo relazioni diplomatiche con Putin. Erdogan, che stupido non è, sa che rinnegando di colpo la Nato di cui è alleato ed ha in casa diverse basi con ordigni atomici, decreterebbe la sua fine, quindi cerca nuovi amcici: da qui la riapertura del dialogo con Israele e quella con la Russia dopo le scuse ufficiali dei giorni scorsi per l’abbattimento del SU-24 in territorio siriano LOttomano potrebbe riaprire alla costruzione del Turkish-stream – gasdotto che porterebe il gas siberiano in Turchia ed Europa senza passare più dall’Ucraina – accantonato per volere degli americani un anno fa. Erdogan ha commesso una lunga serie di errori negli ultimi anni: la destabilizzazione della Siria attraverso il sostegno allo Stato Islamico culminato con l’abbattimento del caccia russ costatagli lo stop delle relazioni commerciali con Mosca e relativa crisi economica. E poi c’è l’eterna questione curda. Ricucire col Cremlino per Erdogan equivale a far ripartire l’economia grazie agli scambi commerciali coi russi riappacificare la regione riallacciando rapporti di buon vicinato con Assad che tanto rimarrà dov’è e fermare la guerra con quella parte di curdi alleati con Putin che gli stanno creando non pochi problemi in casa.


Infine garantirsi – cosa di non poco conto – che da oriente potrà dormire sogni tranquilli. Dovrà guardarsi invece dalla Cia che di certo non starà a guardare. Mai come in questi ultimi anni il Pentagono ha fatto disastri: ha puntato su Bin Laden che poi gli si è rivoltato contro. Ha puntato sul Morsi in Egitto che ha fatto la stessa cosa. Ha puntato su Erdogan che si è messo a giocare per conto proprio. E la stessa cosa sta accadendo in Arabia Saudita. Sono tutti alleati ma non allineati. E mentre gli Usa si ritengono gli unici dominatori il mondo è sempre più rovente e militarizzato.

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