ordine d'espulsione per un nuovo "depresso"

Milano, pakistano perfettamente integrato progettava attentato

Il 26enne intratteneva contatti virtuali con esponenti del mondo islamico-radicale, alcuni dei quali successivamente colpiti da provvedimenti cautelari per fatti di terrorismo ed espulsi dall'Italia

Alfredo Lissoni
Milano, pakistano perfettamente integrato progettava attentato

Era perfettamente integrato, aveva studiato in Italia, lavorava come magazziniere in un negozio di articoli sportivi, viveva a casa nostra da 13 anni, risiedeva a Vaprio d'Adda, nel milanese. Forse era "depresso", perché nonostante tutto progettava un attentato a Milano o nel milanese. Dapprima l'adesione ideologica allo Stato Islamico e la condivisione delle azioni commesse da diverse organizzazioni terroristiche della galassia jihadista, poi la dichiarazione, via Web, di essere intenzionato ad aderire al jihad mediante un atto di martirio, sostenendo anche di "essere a conoscenza della possibilità di reperire materiale per la costruzione di ordigni esplosivi, utilizzando precursori in libera vendita". Esaltava gli attentati terroristici di Parigi, considerati "la giusta e inevitabile risposta agli attacchi militari dei francesi e della coalizione anti-Isis nell'area siro-irachena". E meditava di compiere una strage. Tra i potenziali obiettivi ci sarebbe dovuta stare una rivendita di alcolici da colpire con armi da fuoco e militari. Per questo motivo un pakistano 26enne, residente in provincia di Milano, è stato raggiunto da provvedimento di espulsione.


Le risultanze delle indagini dicono che il pakistano tentava di convincere ad aderire al jihad anche altri connazionali, tra cui la moglie; l'aspirante combattente avrebbe inoltre già prestato giuramento di sottomissione al Califfo. Particolarmente attivo sui social network, intratteneva contatti virtuali con esponenti del mondo islamico-radicale, alcuni dei quali successivamente colpiti da provvedimenti cautelari per fatti di terrorismo ed espulsi dall'Italia per gli stessi motivi. Giunto in Italia nel 2003 con i propri familiari, aveva frequentato le scuole italiane, al termine delle quali aveva trovato una stabile attività lavorativa. Era dunque perfettamente integrato ma, alla faccia dei buonisti, meditava di "farcela pagare".

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