gli orrori del comunismo

La Cina vieta Mao nelle scuole

Celebrato ancora dai nostri media rossi come un eroe, il dittatore di Pechino causò la morte di milioni di persone. E oggi Pechino lo cancella dai programmi didattici

Alfredo Lissoni
La Cina vieta Mao nelle scuole

Mao divinizzato dalla propaganda comunista. Raffigurato addirittura con l'aureola

Cinquant'anni fa la Cina viveva la "rivoluzione culturale" di Mao. Oggi Pechino non ne vuole sapere più nulla e, alcune settimane fa, ha inviato a professori e accademici una nota che vieta ogni discussione sul tema nelle scuole. A casa nostra, come al solito, si ragiona a rovescio. E si parla di "epoca eroica". Con queste parole RaiTre ha commemorato in passato Mao. Ma che quell’epoca sia stata eroica è discutibile. I morti, le persecuzioni, le torture, la repressione della libertà sono fatti storici che cozzano con l’immagine di un’epoca gloriosa, e che invece fu un insieme di tradimenti, di compromessi e lotte di potere. Era il 1927 e Mao tse Tung lavorava per scatenare in Cina una rivoluzione marxista che, sulla scorta di quella russa, doveva rovesciare il Governo, retto dal nazionalista Chang Gai Shek appoggiato dagli USA. Pochi dicono che i vari tentativi di golpe comunisti fossero segretamente foraggiati dall’Unione Sovietica.


Il primo successo Mao l’ottenne nel 1934, con la celebre Lunga Marcia dei ribelli comunisti; si tratta di un’impresa che viene celebrata come un atto glorioso ma che altro non fu che una fuga di centomila uomini attraverso l’intero Paese, da sud a nord. 12.000 chilometri percorsi a piedi, in un anno, dalla soldataglia maoista che sfuggiva le truppe lealiste. A ben vedere, si trattò di un’impresa strategicamente inutile; con quella ritirata in grande stile il futuro dittatore sacrificò tranquillamente l’85% del suo esercito privato, decimato dalla fame e dalla stanchezza, dalla malattia e dagli scontri a fuoco con le truppe regolari. Ma l’idea stessa dell’impresa servì ad accrescere, presso le masse contadine ignoranti, la simpatia verso i comunisti.


In quegli stessi anni Mao gettò le basi, tutte fallimentari, del suo rozzo pensiero politico: la guerriglia rurale, una sorta di terrorismo permanente, e la società socialista, ove contava il Partito e non il singolo. Un’idea aberrante che la Cina moderna si è affrettata a rigettare, convertendosi per contro al capitalismo e all’individualismo più sfrenati. La tecnica maoista del colpisci e fuggi sortì risultati quando le truppe giapponesi invasero la Manciuria, nel 1936. In quel periodo Mao firmò diversi cessate il fuoco, poi ripetutamente violati, con il Governo di Chang Gai Shek, per unire le forze contro l’invasore; Mao non rispettò mai i patti, ma la vittoria militare sul Giappone – ottenuta grazie ai finanziamenti degli americani - accrebbe la sua popolarità. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, usando i soldi che Truman aveva inviato sottobanco unicamente per sconfiggere i giapponesi, le truppe maoiste, più forti ed equipaggiate due lealisti, riuscirono a prendere Pechino e a scacciare Chang Gai Shek; questi riparerà a Taiwan; è da quel giorno che la Cina è in crisi diplomatica con il governo dell’isola, per anni considerato dagli Stati Uniti come legittimo governo cinese.

Piazza Tien An Men. Nella piazza ove, nel 1989, morirà la democrazia della nuova Cina, l’1 ottobre 1949 Mao proclamava la Repubblica Popolare Cinese. Il Paese era distrutto, ma poco importava. Dimenticandosi di avere spremuto soldi, sino a quel momento, agli Stati Uniti, Mao tornava ad elemosinare finanziamenti ai russi, per lanciare l’industrializzazione della Cina.  Ma la Russia, non a torto, dubitava di quest’alleato interessato e voltagabbana. Al suo primo viaggio in Russia, nonché prima trasferta al di fuori del suolo cinese, Mao venne lasciato settimane a fare anticamera. Stalin non si fidava di lui e, durante il summit, non emerse alcun accordo concreto. Mao tornò a Pechino deluso ma, con la solita tecnica del trasformismo, annunziò che la Cina avrebbe realizzato da sola la propria rivoluzione marxista; ed iniziò a legarsi ai Paesi comunisti del Sudamerica e a Cuba. La qual cosa non gli impedirà, nel ‘72, di tornare a battere cassa agli americani, una volta vista fallire la sua dissennata politica economica.

Il Grande Balzo in avanti fu una prima, disastrosa campagna di industrializzazione; era la creazione forsennata di fabbriche e officine presso comuni e cooperative. Ogni villaggio doveva costruire un altoforno e produrre acciaio, solo che non vi era materia prima, nel paese; il poco acciaio prodotto era di qualità scadente, come le attuali merci cinesi, e così molti forni vennero in seguito distrutti. Fu anche peggio; costretti a lavorare nelle officine per due anni di fila, i contadini abbandonarono i campi; la terra non produsse più alcun raccolto; non c’era più grano, non c’erano più ortaggi. Scoppiò così una carestia che decimò milioni di persone.

Nel 1966 Mao imponeva una nuova, disastrosa politica, la rivoluzione culturale, inventata per mettere in minoranza quei membri del partito che lo contestavano e per conquistare consensi nelle città, che guardavano con sospetto alla dottrina comunista, troppo illiberale; Mao impose il culto della propria personalità e si fece venerare come un dio; gli intellettuali lo contestavano (e per questo finivano in galera) ma trovò consensi tra gli universitari, ai quali non sembra vero di poter ribellarsi ai propri professori e l’establishment intellettuale e politico, giudicato reazionario; con il motto “Senza distruzione non c’è costruzione”, e con la divulgazione gratuita di 300 milioni di copie del suo “libretto rosso”, Mao conquistò i giovani, eliminò l’opposizione e riuscì a costituirsi un nuovo esercito privato; la Guardia rossa, composta da milioni di studenti fanatici, ignoranti e violenti, uniti dal proposito maoista di “spazzare via il vecchio”. Compito questo che la guardia rossa eseguì con meticolosa solerzia. Vennero picchiati e torturati gli avversari politici, uccisi i proprietari terrieri, soffocata la libertà di espressione e distrutte le sedi dei giornali, le chiese ed i simboli religiosi cristiani.

Con questi escamotages Mao riuscirà a mantenere il potere assoluto alla sua morte, avvenuta nel 1976. In milioni ne piansero la dipartita, senza rendersi conto che la sua politica fallimentare e doppiogiochista aveva causato danni spaventosi. Indubbiamente Mao pose le basi per sdoganare la Cina da un sistema medievale, ma lo fece sulla pelle del trenta milioni di morti che il maoismo ha causato. Un po’ troppi per parlare di epoca eroica.

 

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