povertà e disuguaglianze

Crisi antropologica, segno dei tempi

Pubblichiamo la prima parte di uno studio del prof. Pezzani della Bocconi sulle disparità economiche e sociali a livello globale

Fabrizio Pezzani
Crisi antropologica, segno dei tempi

"Guardatevi dai falsi profeti. Dai loro frutti li riconoscerete". Così il Vangelo di Matteo. Ma i frutti della pianta culturale dei nostri tempi sono frutti buoni o cattivi? Se i frutti sono la disuguaglianza, la disoccupazione, la povertà, il degrado morale, la disintegrazione della famiglia e della società, sono cattivi. Se la pianta è cattiva va ripensata, così la storia ci fa vedere i segni dei tempi nei fatti ma sembra che si sia incapaci di capire le radici di una crisi che non è economica ma antropologica. Ad esempio, i dati sulla disuguaglianza sono terribili a livello globale, le 85 persone più ricche al mondo hanno un patrimonio simile a quello di 3,5 miliardi di persone (la metà degli abitanti del pianeta) ma è nei paesi di cultura anglosassone – USA e Gran Bretagna - che il contesto sociale sembra sfaldarsi.


Negli USA il reddito dell’1% più ricco rappresenta il 40 % del reddito totale ed il trend è in peggioramento perché la crescita del Pil non risolve i problemi infatti la bassa tassazione favorisce la concentrazione e la disuguaglianza aumenta come la povertà ormai ai livelli del 1963 e rischia di fare esplodere le patologie sociali. La massa monetaria ormai è incalcolabile e sembra non avere più riferimenti di beni reali, quanto sono le riserve auree?


Sembra si voglia curare una tossicodipendenza aumentando le dosi. Non funziona; infatti il pil non cresce come dovrebbe ; è come ricostruire una manifattura ormai delocalizzata, con la disoccupazione che viene mascherata dalla sottoccupazione. La stratificazione verso l’alto della ricchezza sta portando il sistema ad un punto di non ritorno. Una svalutazione del dollaro in un’economia pensata sulle importazioni farebbe crollare i consumi interni. In Gran Bretagna le 5 famiglie più ricche hanno un patrimonio simile al 20 % della popolazione più povera, il paese è molto più povero di prima: 1/3 della popolazione è sotto la soglia della povertà e la finanza ne è diventato il motore; tutto gira attorno alla City con una manifattura crollata al 5% dell’occupazione.

Lo stesso trend negli USA ha portato gli occupati nella manifattura al 12 %; nei primi 10 anni del nuovo secolo con la delocalizzazione funzionale alla finanza si sono persi 8 milioni di posti di lavoro. L’Europa, però, è diversa, perché ha mantenuto il contatto con la sua storia fatta di economia reale e di welfare: la cultura occidentale non è più il tutt’uno di 30 anni fa ma percorre vie diverse.

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